UAA(R)

(di Luisella Saro su Cultura Cattolica del 13-05-2012) “Quei bambini che giocano / un giorno perdoneranno / se presto ci togliamo di mezzo. / Perdoneranno. / Un giorno. / Ma la distorsione del tempo / il corso della vita deviato su false piste / l’emorragia dei giorni / dal varco del corrotto intendimento: / questo no, non lo perdoneranno… “D’amore non esistono peccati, / s’infuriava un poeta ai tardi anni, / esistono soltanto peccati contro l’amore”. / E questi no, non li perdoneranno”.
(Vittorio Sereni, Quei bambini che giocano)
Sì, lo so. Senza la “erre” finale, sembra stiano piagnucolando, quelli dell’Unione atei e agnostici. Piangono, forse, perché non se l’aspettavano, ma oggi, a Roma, hanno partecipato più di quindicimila persone alla “Marcia per la vita” organizzata grazie al tam-tam dei semplici, senza i pullman e i treni gratuiti di solito messi a disposizione per “altre” manifestazioni.
Piangano pure. Il loro pianto assomiglierà a quello dei bambini cui è stato impedito di nascere e che non hanno potuto far sentire i loro primi vagiti, la loro voce.
Piangano. Di rabbia o per solidarietà, come preferiscono. “Uaa…Uaa…”.
E però quella “erre” finale, che sta per “razionalisti” e che, pur portata all’estremo (a loro piace così!), deriva da ratio, che vuol dire ragione, la lascino perdere. Per decenza. Almeno per un po’. Fino agli esami di riparazione di settembre, magari. Dopo una ripassatina alla lingua italiana e alle sue regole. Prima sarebbe… appropriazione indebita.
Due, almeno, le ragioni. Una grammaticale e una sostanziale: di contenuto.
“Marcia per la vita” è una frase composta da due sostantivi, una preposizione e un articolo. La preposizione “per” introduce i complementi di causa, di fine, di vantaggio… “Marcia per la vita” significa dunque che la causa e lo scopo di coloro che dal Colosseo si sono diretti a Castel S. Angelo è stata la difesa della vita. Che la gente, oggi, ha camminato insieme per difendere e tutelare la vita: dal concepimento alla morte naturale. La vita di tutti.
Solo l’inutilizzo della ragione può far diventare questo “per” un “contro”.

E’ quello che han fatto quelli dell’UAA nel loro sito, scrivendo che la Marcia non è “per” qualcosa, ma è “una mobilitazione CONTRO i diritti e la libertà di scelta delle donne”. Solo l’inutilizzo della ragione può obnubilare a tal punto la mente da non far comprendere che si possono difendere i diritti e le libertà delle donne solo dopo che si è data la possibilità alle donne di… venire al mondo. Eh, già. Perché è un altro difettuccio della ragione (usata bene) ricordarci che c’è un “prima” e un “dopo”. Prima si nasce, poi si manifesta per i propri diritti, in difesa della libertà di chi si vuole.
Rimandati a settembre. Fino a quel momento, mentre sfogliate il testo di grammatica e ripassate le preposizioni e i complementi, “Uaa…!”. Piangete pure. (Dicono che faccia bene ai polmoni e renda gli occhi belli belli). C’è poi una questione sostanziale, che dimostra inequivocabilmente come non meritiate la “erre” finale di cui siete soliti pavoneggiarvi. Scrivete, sempre nel sito, che la manifestazione si svolge “con il sostegno ufficiale di diversi prelati, non solo vescovi ma anche cardinali. Un sostegno ufficiale da parte della Chiesa cattolica e del Vaticano”.

E ci mancherebbe! Gesù Cristo ha detto “Io sono la Via, la Verità, la Vita” e vi pare strano che la Chiesa difenda e sostenga la vita con tutte le forze e con tutta la voce che ha?! Siamo certi di essere fatti ad immagine e somiglianza di Dio e vi pare che i nostri sacerdoti, i nostri vescovi, i nostri cardinali, il Papa possano esimersi dal ricordarci che siccome nessuno la vita se la può dare da sé è ragionevole (ra-gio-ne-vo-le!) capire che per ciò stesso è un dono ed è dunque in-disponibile, non negoziabile?
Rimandati a settembre anche sui contenuti. Andatevi a ripassare il Catechismo della Chiesa Cattolica, che poi ci risentiamo anche su quello. Per la “erre”… si vedrà. Intanto piangete un altro po’, che vi fa bene.
Noi siamo a favore della vita, ma…
E te pareva. Eccoli qua. I soliti cerchiobottisti. Quelli del “sì, però…”, “d’accordo, ma…”. Quelli che non vogliono sbilanciarsi. Che non vogliono scontentare nessuno e per questo non si capisce mai da che parte stanno.
Spiacenti. “Per la vita” vuol dire “per la vita senza ‘se’ e senza ‘ma’”. Vuol dire “sempre”, non “a singhiozzo”: “Sono contro la pena di morte, però sono a favore dell’aborto”; “Mi scandalizzo per la pianificazione delle nascite in Cina e chiudo gli occhi in Italia e in Europa”…
Eccole, le donne dell’esecutivo Pd di Roma, contrarie, come tutto il loro partito e come i radicali, alla manifestazione che si è svolta oggi, e polemiche nei confronti del sindaco Alemanno che invece, insieme a diversi politici, ha deciso di prendere parte alla marcia ed anche di concedere il patrocinio di Roma capitale. “La destra decide che esiste solo un tipo di famiglia – hanno scritto – in questo modo Alemanno compie una scelta ideologica che fa di Roma la riserva politica di gruppi e realtà che si rifanno ai valori peggiori della destra illiberale che mortificano il corpo della donna e le libertà conquistate e condivise.

Tutte noi siamo a favore della vita, ma la sua promozione passa per politiche di apertura e di appoggio alle diverse forme di famiglia, non attraverso la limitazione e la restrizione delle libertà individuali della donna e della coppia… Alemanno lavori perché tutte le cittadine e i cittadini romani possano essere accolti in una società che promuove la vita attraverso la moltiplicazione della possibilità di generarla”.
Esplicitato meglio, il loro “sì, però” significa una cosa sola: se proprio proprio la marcia ci deve essere, che sia una marcia per la vita… della donna. Che abbia il diritto di vivere (lei) la vita che vuole. Gravidanza sì, gravidanza no, gravidanza volontariamente interrotta, gravidanza a tutte le età, gravidanza senza marito, gravidanza con seme donato (ma accuratamente scelto!), gravidanza nell’utero di un’altra, gravidanza post congelamento di ovociti, gravidanza all’estero perché lì-meno-male-si-può-quel-che-qui-non-si-può, e via di fantasiose liceità eugenetiche discorrendo…
Della vita dei bambini neanche un accenno.
Per nulla interessato alle ragioni (vere) della marcia, anche il consigliere Pd Dario Nanni. Siccome per lui i quindicimila partecipanti alla marcia sono tutti “integralisti, negazionisti, razzisti, omofobi” (?) li liquida dicendo che “sono un affronto alla capitale”. Quella stessa capitale che due righe prima aveva definito “città tollerante, aperta e democratica”. E infatti…
Concludendo
Domani – forse – i media daranno conto di ciò che è accaduto a Roma oggi: domenica 13 maggio 2012. Forse racconteranno, forse no. Forse daranno il giusto rilievo all’iniziativa, o forse le dedicheranno uno di quei trafiletti che si scrivono turandosi il naso, solo per “dovere di cronaca”. Noi concludiamo così, con una riflessione che deve tradursi in un’assunzione di responsabilità e in impegni concreti. “Una nazione che uccide i propri figli è una nazione che uccide il proprio futuro”.

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