Sarebbe bello e profetico se il Papa abolisse quest’anno il Natale

(di Giuliano Ferrara su Il Foglio del 19/12/2011) Sarebbe bello, o come si dice profetico, se il Papa abolisse quest’anno le celebrazioni del Natale. Celebrare la natività nel mondo moderno è una bestemmia. Abortire un bambino in America è, per decisione dei giudici della corte suprema, una questione di privacy della gestante. Abolire una bambina concepita, in ragione del suo sesso socialmente più debole, è in molte regioni e paesi dell’Asia la conseguenza “naturale” di uno screening fatto con mezzi alla portata delle grandi masse.

In Europa, dove siamo più antichi di civiltà e di ipocrisia, l’aborto si chiama in genere tutela sociale della maternità, proprio così, e si realizza da oltre trent’anni in base a varie clausole di autodeterminazione del soggetto, con brutte conseguenze di annichilimento per l’oggetto. Inoltre. Proliferano i family planning, cioè la subordinazione dell’amore e del sesso alla capacità di scongiurare, prima o ex post, l’incidente (così lo chiamano) della gestazione di un bambino.

Una ragazza di Trento che ha più o meno l’età della Vergine è stata di recente portata in tribunale dai suoi genitori per obbligarla ad abortire, e alla fine ce l’hanno fatta con mezzi di persuasione meno giuridicamente onerosi. Intere categorie di esseri umani vengono selezionate con le diagnosi prenatali, ed eliminate senza tante storie. La fabbricazione di un prodotto di natività è la nuova linea di confine della febbrile ricerca di salute e felicità, non è un mondo fatto per l’attesa, per l’annuncio, per la cometa e per i re magi.

E’ un mondo fatto per le statistiche demografiche dell’Onu, per le conferenze abolizioniste, per le campagne di contraccezione, e poi per la resa dei conti di società incapaci di crescere, e come si fa a crescere quando si sia disperatamente vecchi? Ho visto su Repubblica esercizi di ottimismo natalizio di Vito Mancuso, teologo.

In molti si provano a edificarci, a illustrarci degli infiniti meriti della libertà. Ma non è la libertà che è in questione, visto che la punibilità penale della decisione di abortire è fuori discussione nel senso comune e nella mentalità universale del mondo creato. E’ in questione la totale sordità morale di fronte alle conseguenze dell’uso improprio della libertà. E’ in questione per pochi, ben s’intende.

Le orecchie sono tappate. I ministri della salute si occupano d’altro. Gli economisti, a parte la denuncia di Amartya Sen e pochi seguaci, fanno finta che il problema dei “ratios” scandalosi tra le nascite femminili e maschili in India non esista. L’abolizione della donna come risultato finale del femminismo, già. Ecco, in questa situazione, a parte gli auguri politicamente corretti di buone feste a tutti, non sarebbe male se la sola vera grande autorità profetica dell’occidente cristiano, il Papa, decidesse di scrivere un nuovo capitolo del libro su Gesù e disertare quelle che convenzionalmente vengono definite, ed è uno scandalo, le “feste di Natale”.

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