Russia: aborto, si cambia

(su “Libertà e Persona” del 21-07-2011)

In Russia la pubblicità favorevole all’aborto sarà limitata dalle stesse regole che ora restringono la reclame di sigarette e superalcolici. Alcuni giorni fa la Duma ha approvato in terza lettura e ormai in via definitiva una serie di emendamenti alla legge sulla pubblicità.

Secondo questa legge, almeno il 10 per cento della superficie di qualsiasi spazio pubblicitario che offre assistenza nell’interruzione della gravidanza deve essere destinato a un’avvertenza sulle gravi conseguenze di una simile procedura, per esempio il rischio di futura sterilità e «altri effetti dannosi per la salute della donna».

Inoltre la legge prescrive ai pubblicitari di rinunciare a qualsiasi formula o slogan che sottolineino la sicurezza di questo tipo di interventi, la sua facilità e il suo carattere indolore.

Il provvedimento appare necessario perché diverse cliniche in Russia reclamizzano sui giornali la loro disponibilità a compiere aborti mettendo l’accento appunto sul preteso «carattere innocuo» dell’intervento.

Viktor Zvagelskij, deputato di Russia Unita, il partito del premier Vladimir Putin, uno dei promotori degli emendamenti, ha rilevato che le cliniche sono molto interessate alla reclame dell’aborto, perché «si tratta di un business dal quale esse traggono denaro».

Il vice capogruppo di Russia Unita alla Duma, Tatjana Jakovleva, ha sottolineato che «nel nostro paese, una morte su cinque di donne in gravidanza è il risultato di un aborto».

La precedente redazione della legge sulla pubblicità, adottata nel 2009, proibiva completamente di reclamizzare servizi per l’interruzione artificiale della gravidanza con affissioni nei luoghi pubblici, sui mezzi di trasporto, sui giornali e riviste. Riferendosi alla nuova redazione, l’avvocato Aleksandr Saverskij, presidente della Società panrussa per la difesa dei pazienti, ha dichiarato al settimanale Moskovskije Novosti: «È una misura attesa e pienamente giustificata. La gravidanza non è una malattia che esiga di essere curata, a spese dello Stato, immediatamente e senza obiezioni».

Il giurista e difensore dei diritti dei pazienti sottolinea che «la gravidanza come tale non comporta minacce per la salute della donna, l’aborto invece sì». Di conseguenza, sostiene l’avvocato, «lo Stato ha il dovere di mettere in guardia sui pericoli dell’aborto».

Tanto più che, afferma Elena Mizulina, presidente della Commissione parlamentare per la famiglia, la donna e l’infanzia, «oggi lo Stato spende, traendoli da bilanci di vario livello, quasi 4 miliardi di rubli l’anno, mentre per i sussidi all’infanzia ne spende solo poco meno di 5». Mizulina, impegnata in prima persone nella lotta contro l’aborto, osserva che «fare un aborto oggi in Russia è semplice tanto quanto acquistare una bottiglia di vodka, ma che l’alcol faccia male alla salute lo sanno tutti, mentre le conseguenze micidiali dell’aborto vengono taciute. Adesso ciò viene corretto», ha detto Mizulina dopo l’approvazione della nuova legge, osservando che le norme concernenti il tema dell’aborto «sono in continua evoluzione».

Elena Mizulina ha presentato anche radicali emendamenti alla legge sulla protezione della salute, anche se dubita che troveranno una maggioranza alla Duma. «Dai sondaggi effettuati – afferma la battagliera parlamentare – emerge come la gente non sia ancora preparata al fatto che l’aborto sia escluso dal novero dei servizi medici a carico dal bilancio dell’assicurazione medica obbligatoria. Non ha trovato appoggio – continua Elena Mizulina – neppure la nostra proposta di introdurre il consenso obbligatorio del marito all’aborto. Molti sostengono che questo potrebbe diventare un’arma di ricatto».

I deputati sembrano orientati a votare solo un’estensione del «consenso informato» e l’adozione obbligatoria nella prassi clinica della cosiddetta «settimana della quiete», un periodo concesso alla donna per riflettere bene sulla sua decisione di abortire.

Un progetto di legge che dovrebbe portare ad una riduzione degli aborti in Russia era stato presentato di recente da un altro deputato di Russia Unita, Valerij Draganov, ma dopo poche ore egli lo aveva ritirato a causa di «un errore rilevato nel testo del documento».

Erano già circolate voci di indebite pressioni sul parlamentare, ma lo stesso Draganov ha assicurato che l’errore aveva solo un carattere «tecnico» e che il ddl sarà ripresentato a breve. Il deputato ha confermato che il suo progetto è stato elaborato insieme con diverse organizzazioni sociali e con la Chiesa ortodossa, ma ha negato che si tratti di un’iniziativa di quest’ultima.

L’Unione Sovietica fu il primo Paese del mondo a legalizzare l’aborto volontario nel 1920 ma il dittatore Iosif Stalin lo mise fuori legge nel 1936, nel tentativo di compensare la perdita di popolazione provocata dal “grande terrore” da lui stesso scatenato e dalla guerra, e vi restò fino alla sua morte nel 1953.

Dalla fine dell’Urss nel 1991, la popolazione russa si è costantemente ridotta, perdendo fra il 1992 e il 2008 più di 12 milioni di abitanti, per attestarsi infine a quota 143 milioni. Giovanni Bensi, Avvenire, 19 luglio 2011

 

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