La Chiesa e l’aborto: documento di sintesi

(su Catholic.net del 06-03-2012) Oggi la gran parte dei francesi e degli italiani sostengono l’aborto legale, percepito come un male minore. Fedele a quell’opera meravigliosa che è la vita umana, sin dal suo inizio, la Chiesa Cattolica si oppone all’aborto.
Roma incorreggibile retrograda? Ostile al progresso in generale e alla libertà delle donne in particolare? Opporsi all’aborto, non è irresponsabile o insensibile a fronte dell’angoscia delle donne che non possono accudire i loro bambino?

“Il diritto di abortire, non è per una donna il beneficio di disporre del proprio corpo liberamente, come più le piace?”

Le donne hanno ragione di tenere alla loro libertà, e in particolare a quella di disporre del proprio corpo. Soprattutto quando è in gioco la vita! Ma abortire non è come togliersi un dente: anche se piccolo, l’embrione umano è già (come indica il suo nome) un essere umano. Concepito da un padre e da una madre, già nel momento della fecondazione c’è un’identità genetica vera e propria. Se l’embrione viene soppresso, non esisterà mai più qualcuno simile a lui: i prossimi saranno i suoi fratelli o sorelle, di certo molto diversi… il diritto di una donna non può usurpare quello del piccolo che porta in grembo.

“L’embrione è un essere umano, va bene, ma solo dopo la dodicesima settimana. Prima non sembra affatto un essere umano…”
C’è forse più differenza fra un embrione e un neonato, che fra un bambino e un adulto? Non si può tenere conto dell’apparenza estetica senza rischiare di cadere in una eugenetica grave, un rifiuto radicale della differenza. Forse diventa immediatamente un essere umano alla dodicesima settimana perché la legge italiana lo protegge come tale? Diviene essere umano all’improvviso, da un ammasso indistinto di cellule? No, certo che non è così. La sua vita umana ha già avuto inizio, sta semplicemente crescendo, a volte molto in fretta, perché tutto in lui si sta sviluppando.

“Non è un essere umano, perché non è indipendente e non può vivere senza sua madre!”
Un bimbo di tre mesi non può vivere senza la madre. È vero. Ma proprio per questo, se nessuno lo nutre o lo protegge, muore.

Va bene, ma prima di essere legale, l’aborto già esisteva. Inutile mentirsi. Prima che l’aborto fosse autorizzato, molte donne morivano perché veniva fatto senza le dovute precauzioni mediche…”
La morte esiste dall’inizio del mondo. Uccidere il prossimo, oggi, è voler davvero recare un danno alla vita. Bisognerebbe allora legalizzare l’omicidio, perché la sua pratica avvenga in sicurezza?

Ma se la donna non riesce ad amare il proprio figlio perché, ad esempio, è nato dopo una violenza?”
Lo stupro è un atto atroce. La donna che ne è vittima, deve essere sostenuta, aiutata, fino a che è possibile. Tuttavia il dramma è già avvenuto, e da questo atto che lei non ha mai desiderato, sta crescendo un piccolo essere che è già umano. Dunque infinitamente rispettabile. Certo suo padre è un criminale, certo sua madre non lo ha mai desiderato. Ma lui, il piccolo, non ne può niente. È innocente e, ora che esiste, ha il diritto di vivere. Se sua madre non desidera allevarlo da sola, nessuno può biasimarla. Può farlo nascere come “X”, e così restare anonima e affidarlo ad una famiglia che vorrà allevarlo.

Ma questo bambino, che inizia così male la sua vita, non sarà mai felice!”
Per vivere felice, bisogna prima vivere! Se non diamo questa possibilità, è come scegliere lo sterminio di tutti gli infelici, scegliendo al loro posto se la loro vita vale la pena o meno di essere vissuta.

Ma quando la madre è in pericolo? La madre deve preferire la propria vita o quella del suo bambino?”
Certo la vita di un bimbo merita tutti i sacrifici, anche quello più grande di tutti. Ma quando la Chiesa ci annuncia la bellezza della vita umana dal suo inizio, quando ci invita a contemplarla e a proteggerla coraggiosamente, non intende prendere questa decisione al posto delle persone o condizionarle in questo senso”.

Infine, l’aborto è un problema unicamente femminile: le donne restano da sole, a conti fatti, davanti alla decisione di allevare o no il bambino…”
Questo è il caso presentato più di frequente, ma è spesso anomalo. Si dimentica troppo in fretta che ci sono esattamente tanti uomini quante donne che sono toccate dall’aborto. Il bambino è di entrambi. Come le donne, anche gli uomini hanno il dovere di assumersi la responsabilità dei propri atti, e la donna deve esigere la responsabilità paterna da colui che si è unito a lei.

Quando, malgrado l’indifferenza dei suoi parenti e l’incomprensione di chi le sta vicino, una donna decide comunque di tenere il bambino, non si caccia in un guaio peggiore che non nell’aborto?”
Nel momento di divenire madre, sia che decida di allevarlo da sola sia di affidarlo, una donna ha bisogno di essere aiutata. Vivrà dei momenti difficili, ma tutti devono sforzarsi di non vederla come costretta all’irreparabile per delle ragioni unicamente materiali. Questa sofferenza, tuttavia, non più inficiare la vera gioia di dare la vita, d’essere madre. Le donne che desiderano abortire, spesso non conoscono il dramma psicologico che rappresenta nei fatti un tale atto. Numerose sono le testimonianze di quelle che non hanno mai più potuto dimenticare che sono state madre di un piccolo che non ha mai visto la luce… di qualcuno o qualcuna che avrebbe potuto essere lì con loro, adesso.
I cristiani devono essere particolarmente solidali verso le persone (uomini o donne) che vivono l’amarezza che segue l’aborto. Ma non si tratta di giudicare chiunque: sono tante le donne oggi che hanno abortito senza sapere ciò che stavano facendo, o che l’han fatto sotto la pressione di chi le circonda. Proclamare la verità non è mai condannare il prossimo, ma aprirgli gli occhi, e liberarlo.

Per concludere?”
“La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluta fin dal primo momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita” (CCC, 2270)

Fonte: L’Eglise et l’avortement: document de synthèse

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