Intervista ad Olimpia Tarzia: perché aderiamo alla Marcia per la Vita

(di Federico Catani) Alla seconda Marcia Nazionale per la Vita ha aderito anche il Movimento PER, di cui è presidente l’on. Olimpia Tarzia. Tra i fondatori del Movimento per la vita italiano e socio fondatore dell’Associazione Nazionale Scienza e Vita, Olimpia Tarzia è attualmente Consigliere Regionale del Lazio e presiede la Commissione scuola, diritto allo studio, formazione professionale e università. L’abbiamo intervistata sul tema della Marcia.

Onorevole Tarzia, perché ha aderito alla Marcia nazionale a difesa della vita e in particolare contro l’aborto?

Ho aderito alla Marcia nazionale perché in sintonia con i valori che essa sottintende. Il mio impegno per la vita è cominciato più di trenta anni fa, quando, in occasione della votazione sulla L.194/78, insieme ad altri giovani di associazioni e movimenti cattolici, organizzammo un sit-in di fronte al Senato per manifestare la nostra opposizione ad una legge così ingiusta. Ero molto giovane e non sapevo ancora cosa avrei fatto nella vita, ma, non appena giunse la notizia dell’approvazione della legge, ebbi chiaro un proposito: avrei speso la mia vita per dare voce a chi non ha voce, come il piccolo concepito e non ancora nato! L’aborto è un dramma che coinvolge due soggetti, figlio e madre e quando l’uomo è responsabile, anche il padre. Allora impegniamoci tutti, Istituzioni per prime, a mettere in atto un’effettiva tutela sociale della maternità, creiamo le condizioni culturali, sociali, legislative affinché ogni donna possa essere libera di non abortire. Premesso che la L.194/78 è una legge che ho contrastato sin dalla sua approvazione, non essendo io al Parlamento ma al Consiglio Regionale del Lazio e non potendo purtroppo intervenire su una legge nazionale,  ho presentato una proposta di legge ‘Riforma e riqualificazione dei consultori familiari’, che impone come obbligatoria la parte cosiddetta “preventiva”: colloquio teso a rimuovere le cause che inducono la donna al ricorso all’aborto, offerta di alternative, coinvolgimento dell’associazionismo, al fine di evitare che una donna, di fronte ad una difficoltà per una gravidanza, venga lasciata sola.

 

L’iniziativa della Marcia nazionale è partita dal basso, da un gruppo di laici. Crede che questo possa rappresentare un vantaggio?

Certamente. Penso che il popolo della vita e, nell’ottica di una sana laicità, i cattolici, debbano far sentire la loro voce, per impedire che quel “grido silenzioso” resti inascoltato. Coniugare strettamente l’etica sociale con l’etica della vita, risvegliare le coscienze, testimoniare un impegno generoso, coerente e coraggioso, riporre al centro la questione morale e i conseguenti comportamenti: questo appello che la Chiesa rivolge ad ogni uomo di buona volontà, il Movimento PER lo ha fatto proprio. Sono convinta che possa essere accolto anche da un non credente, ma diventa un imperativo per la comunità cristiana e particolarmente per i cattolici impegnati in politica.

Detto ciò, sono convinta che si possa formulare una proposta convincente ed inclusiva che crei consenso al di là del mondo cattolico attorno ai principi non negoziabili, primo tra tutti il diritto alla vita. E’ possibile e necessario un nuovo dialogo tra cattolici e laici, a patto che la laicità accetti di essere liberata dalla dittatura del relativismo. I principi non negoziabili non sono di per sé «valori confessionali», ma esigenze etiche  radicate nell’essere umano e appartengono alla legge morale naturale. Non esigono in chi le difende la professione di fede cristiana, anche se la dottrina della Chiesa le conferma e le tutela sempre e dovunque come servizio disinteressato alla verità sull’uomo e al bene comune delle società civili. La difesa della vita è una battaglia di civiltà, il diritto alla vita non ha e non deve avere un colore, né religioso né politico, è il primo dei diritti umani, nei quali affondano le proprie radici i principi democratici su cui si deve fondare uno Stato laico.

 

Che risposta c’è stata all’appello alla mobilitazione?

In un periodo come quello attuale, caratterizzato da una imperante crisi di valori, che tende a svilire anche il valore stesso della vita, credo sia opportuno dare un segnale forte di risveglio delle coscienze, attraverso iniziative come questa. E’ fondamentale manifestare con forza l’impegno del popolo della vita, perché oggi siamo chiamati a dare un apporto significativo, oltre che sul piano culturale e sociale, anche in ordine all’organizzazione politica-istituzionale, legislativa, economica della società, ad essere pronti anche a scendere in piazza per dare una testimonianza visibile. Le adesioni di personalità del mondo ecclesiastico e culturale, associazioni e realtà pro-life, italiani e stranieri, sono  numerose e quindi mi auguro un grande successo della manifestazione. Io credo che vada sostenuta sempre ogni iniziativa, in qualsiasi modalità essa si presenti, che ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, della società e delle Istituzioni su quella che è una vera strage degli innocenti, perseguendo comunque, sempre, l’unità del popolo della vita.

 

Negli ultimi anni si dice che la 194 è una legge buona, ma applicata male. È proprio così?

No. La L.194 è una legge ingiusta e il ‘popolo della vita’ non deve e non può rassegnarsi. Mai. Da  quando è stata approvata la L.194/78 sono stati effettuati cinque milioni di aborti e, secondo le stime del Ministero della Salute, gli aborti clandestini si posizionano intorno ai 15.000 l’anno. Se c’è qualcuno che ritiene che sia un dato accettabile, si domandi da che parte sta. Io sto dalla parte della vita e delle donne. Si, insieme, perché l’esperienza più che trentennale a contatto con i Centri di aiuto alla vita, le case di accoglienza, le decine di migliaia di volontari (per lo più donne), mi ha convinto che non si salva mai un bambino ingaggiando una sorta di corpo a corpo con la madre, ma accogliendola, ascoltandola, chiedendole: come ti posso aiutare? E di quei 150.000 bambini aiutati a nascere, non c’è stata  una sola madre che, come donna, si sia sentita ‘intimidita, blandita, ricattata, punita’, ma solo, semplicemente, aiutata. Questa è vita, il resto è fanatismo ideologico.

 

Come pensa reagirà il mondo politico di fronte alla Marcia?

Il primo compito della politica dovrebbe essere quello mirato al perseguimento del bene comune. Purtroppo la politica ha perso da tempo il significato vero e profondo del servizio, e sembra non aver più nulla di costruttivo da dire, perché orfana di un progetto culturale. Siamo immersi in un clima di relativismo culturale che teorizza e difende il pluralismo etico, che sancisce la decadenza della ragione e dei principi a fondamento della legge morale naturale. Questa tendenza, diffusa purtroppo anche tra alcuni politici cattolici sedicenti ‘adulti’, genera spesso dichiarazioni pubbliche in cui si sostiene che il pluralismo etico è la condizione per la democrazia, in quanto solo esso garantirebbe tolleranza, mentre le norme morali, considerate oggettive e vincolanti, porterebbero all’autoritarismo e all’intolleranza. Assistiamo così, da un lato, a rivendicazioni di cittadini  circa la totale autonomia per le proprie scelte morali, dall’altro, alla formulazione di leggi che prescindono dai principi dell’etica naturale da parte di legislatori (anche sedicenti cattolici) che ritengono di rispettare tale libertà di scelta, assecondando certi orientamenti culturali o morali transitori, come se si potesse assumere un atteggiamento di indifferenza di fronte a scelte opposte, come se tutte le possibili concezioni della vita avessero uguale valore. Mi auguro, quindi, che la Marcia per la vita possa suscitare inquietudine, scuotere le coscienze e allontanare quella perniciosa afasia, convinta o tattica – come sapientemente definita dal Card. Bagnasco – per il raggiungimento di una società pienamente umana.

 

E quello cattolico?

Oggi più che mai i cattolici sono chiamati ad una testimonianza pubblica, a saper rendere ragione delle proprie speranze, ad essere riferimenti coerenti, coraggiosi e affidabili, a contrastare l’imbarbarimento e il degrado del confronto pubblico, fatto di insulti e attacchi personali, a non cedere a compromessi per utilitarismo o debolezza di pensiero, a formare una nuova classe dirigente politica scommettendo sui giovani e iniziative come la Marcia per la vita rappresentano un forte appello alla mobilitazione delle coscienze. Sono convinta che il cristianesimo debba avere una dimensione pubblica e poter dare un contributo significativo  sull’organizzazione istituzionale, legislativa, economica della società. L’eredità cristiana dell’Italia può davvero contribuire in modo decisivo alla sconfitta di una cultura largamente diffusa, che relega alla sfera privata e soggettiva la manifestazione delle proprie convinzioni religiose. Bisogna anche investire sulla formazione: per fronteggiare l’attuale ‘emergenza educativa’, anche politica, da aprile a giugno 2012 si svolgerà a Roma, presso la Pontificia Università Antonianum, la Scuola di Formazione Politica sui principi non negoziabili, promossa ed organizzata dal Movimento PER, che consentirà a molti giovani di ‘attrezzarsi culturalmente’ rispetto alle grandi sfide che ci attendono.

 

In tempi di crisi economica, perché portare al centro del dibattito la vita?

La crisi finanziaria ed economica del nostro Paese si sta rivelando innanzitutto una profonda crisi etica, culturale e antropologica e  politica: si è persa la motivazione ideale, la chiarezza degli obiettivi, l’identità che delinea le differenze. Mai, come in questo momento, il tema della vita è centrale. Ritengo che solo recuperando e rilanciando la matrice culturale e antropologica in cui affondano le radici cristiane del nostro Paese, solo lottando con tutte le forze nella convinzione che è ancora possibile realizzare il sogno di una società giusta, onesta, da lasciare alle generazioni future,  possiamo far risalire il nostro Paese dalla china dello scoramento ed anche, ne sono convinta, restituire speranza e motivi di fiducia nel futuro, elementi base anche per la crescita e la ripresa economica. Tutto ciò è realizzabile solo se si riconosce la centralità della persona e il valore della vita umana, in qualunque condizione essa si trovi, dal concepimento alla morte naturale.

Questa sarà solo la prima delle Marce che si terranno negli anni a venire a livello nazionale. Tutto ciò influirà sulla cultura dell’opinione pubblica italiana?

Eventi come la Marcia per la vita  sono molto importanti per risvegliare le coscienze da quella sorta di “anestesia generale”, dai falsi ideali libertari propri del relativismo culturale. La Marcia può rappresentare un segno di cambiamento del sentire dei popoli e non è un caso che iniziative del genere siano promosse in vari Paesi europei. Certo, il lavoro da fare è tanto e magari non saremo noi a vederne i frutti, ma credo che ogni iniziativa, da quella di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, scendendo in piazza, a quella culturale, sociale, legislativa, vada incoraggiata, per diffondere sempre più e meglio la difesa dei principi non negoziabili come quello del diritto alla vita. A volte, guardando i miei figli, ho un sogno: come oggi, il pensiero che solo pochi decenni fa una persona di colore non era considerata una persona ci fa orrore, vorrei che un domani si possa provare orrore al pensiero che pochi anni prima i bambini non nati venivano uccisi nel grembo materno perché non venivano considerati persone. E se possiamo accelerare questo momento, in ogni modo, con tutte le nostre forze e il nostro impegno, dobbiamo farlo.

E allora: in marcia!

 

 

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