I vescovi ucraini chiedono l’intervento dello Stato contro l’aborto

(di Giuseppe Brienza su VaticanInsider del 20-03-2012) KIEV: Un iniziativa nata anche all’adesione all’incontro del prossimo maggio del movimento europeo promotore delle “Marce per la vita”. «Chiediamo che lo Stato ucraino confermi a livello legislativo il diritto alla vita degli esseri umani non ancora nati, ma concepiti, vietando l’aborto».
È quanto richiesto dai vescovi cattolici dell’Ucraina, cioè dal sinodo della Chiesa greco-cattolica e dalla Conferenza episcopale di rito latino, componente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), in un messaggio congiunto pubblicato il 15 marzo, in cui espressamente si chiede alle istituzioni governative di difendere il diritto alla vita, vietando per legge l’“interruzione volontaria di gravidanza”.

Nel messaggio, riportato in ampi stralci dall’Osservatore Romano (cfr. In Ucraina i presuli cattolici chiedono l’intervento dello Stato, 16 marzo 2012, p. 6), i vescovi ricordano gli effetti gravemente negativi prodotti sulla società ucraina dal ricorso alla pratica abortiva, introdotta fin dagli anni ’20 quando il Paese era parte dell’ex URSS, richiamando i medici alla coerenza della loro professione, il cui compito è, sempre e unicamente, quello di salvaguardare la vita umana. I presuli cattolici affermano pertanto che «la comunità cristiana si trova di fronte a una grande responsabilità morale nei riguardi di coloro che considerano l’aborto come una via d’uscita alle situazioni difficili».

Infatti, la Chiesa considera «la distruzione di una vita umana attraverso l’aborto alla stregua dell’omicidio intenzionale di una persona». Una posizione che non scaturisce solo dalla fede religiosa, ma che trova anche un’autorevole conferma nella scienza medica, ed è frutto anche del movimento europeo promotore delle “Marce per Vita” che, da diversi anni ormai, ha “innalzato” il livello della mobilitazione non più per attenuare le legislazioni abortiste, secondo una strategia finora perdente, ma per annullarle del tutto.

Il 1° giugno 2011, in una cittadina ucraina al confine con l’Ungheria, Mukacheve, la locale diocesi ed il movimento nazionale pro life hanno organizzato la 2a marcia per la vita, dal titolo “The day of the children”, che ha visto sfilare circa 400 persone (il doppio rispetto al 2010). In testa alla marcia, che si è conclusa davanti ad una clinica nella quale si praticano aborti, vi erano vescovi delle varie confessioni religiose: cattolica, greco cattolica, ortodossa, riformata, «Un vero e proprio momento ecumenico grazie alla vita, che ha del “miracoloso”, ed è la prima volta che i Vescovi delle varie confessioni organizzano qualcosa insieme» (Elisabetta Pittino, Si è tenuta a Mukacheve, in Ucraina, la 2a marcia per la vita, in Zenit, 27 giugno 2011).

Analoghe “Marce nazionali per la Vita” si sono tenute lo scorso anno in altri Paesi europei, compresi la Francia e, per  la prima volta anche in Italia. Nel nostro Paese tale iniziativa, tenutasi lo scorso anno in un piccolo centro, Desenzano del Garda (Vr), ha riscosso una tale adesione, pur nell’assenza di ogni “copertura” mediatica di rilievo (compresa quella delle Tv e testate cattoliche nazionali), da indurre gli organizzatori a ripeterla quest’anno a Roma, il prossimo 13 maggio.

In questa occasione, l’attenzione della Chiesa sull’iniziativa è molto maggiore, tanto da avere, da ultimo, indotto il cardinale Stanisalw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ad inviare una lettera al gruppo organizzatore della Marcia Nazionale per la Vita di Roma (coordinato dall’Associazione “Famiglia Domani”) nella quale, dopo aver elogiato l’iniziativa giunta alla sua seconda edizione, la definisce momento «importante per risvegliare le coscienze traviate di molti e riportarle al rispetto della legge naturale che Dio ha scritto nel cuore di tutti gli uomini».

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