I sepolcri dei bambini non nati

(su Il Foglio del 05/01/2012) Foscolo e l’ottima scelta del comune di Roma di seppellire gli abortiti. Si può chiamarlo “Giardino degli Angeli”, con un di più di sentimento, o “cimitero dei feti” per esorcizzare l’ingombro morale di doverle definire “tombe dei bambini mai nati”. In ogni caso, lo spazio per la sepoltura dei piccoli esseri umani morti “a causa di un’interruzione di gravidanza spontanea o terapeutica” che il comune di Roma ha meritoriamente inaugurato all’interno del cimitero Laurentino è un luogo che si iscrive in una tradizione di millenaria civiltà.

Non è la “strumentalizzazione del momento difficile della scelta di un aborto”, come pure qualche sventurato ha provato a dire. L’aborto infatti non c’entra, o giunti a questo punto non c’entra più. Da molti anni in Italia, come in tutto l’occidente, l’aborto è diventato un fatto moralmente indifferente e socialmente accettato, anche se lo scandalo non è estinto. La possibilità di annichilire l’essere umano prima della sua nascita è sancita dalla legge.

Ma nemmeno il più accanito abortista ha mai negato lo statuto di materia umana, dunque persona, al prodotto di quell’annichilimento. E nessuno che conservi un tratto comune con la civiltà che viene da Antigone ha mai negato la pietas della sepoltura a chi è appartenuto, anche se per molto poco, alla stirpe degli umani.

Foscolo fa discendere la distinzione tra umano e ferino “dal dì che nozze e tribunali ed are / diero alle umane belve esser pietose / di se stesse e d’altrui”, e con la sepoltura l’uso di sottrarre “i miserandi avanzi che Natura / con veci eterne a sensi altri destina”.

Da quel dì, nulla che abbia fatto parte del genere umano può essere smaltito come un rifiuto. E nemmeno come un “rifiuto speciale ospedaliero”, la dizione con cui vengono “smaltiti” i bambini non nati. E’ questione di civiltà. O non è forse vero che la fossa comune o il forno, il destino senza nome della discarica, da sempre il simbolo dell’infamia privata, lo è stato ancor più dei totalitarismi? E la “non sepoltura” è un incubo della letteratura e del cinema che meglio hanno denunciato la disumanizzazione delle ideologie.

Foscolo scriveva i suoi versi contro la “pur nuova legge” che, togliendo valore alla memoria della morte, iniziava a toglierlo alla vita. La sepoltura dei bambini non nati del comune di Roma fa parte di quel grido civile.

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