Boom degli aborti tardivi: triste segnale di una società sempre più eugenetica

(di Carlo Principe) Stancamente ripetitive, in tutte le relazioni annuali sugli aborti legali emerge l’unica preoccupazione di dimostrare che in Italia la situazione degli aborti è sostanzialmente accettabile. Il tasso di abortività è inferiore che negli altri paesi, mentre gli aborti continuano a diminuire. Insomma, il messaggio è che in Italia la legge 194 funziona. Ma la realtà è ben altra.

Il ministro della salute, dopo aver  minimizzato sulla tragica la realtà degli aborti delle minorenni, passa praticamente sotto silenzio l’aumento, ormai esponenziale, degli aborti oltre la 12° settimana. Dall’ultima relazione, infatti, non trapela nessun allarme al riguardo: “Quanto all’aborto effettuato dopo i 90 giorni, si osserva che la percentuale di IVG è stata complessivamente nel 2010 del 3,4%. La percentuale di IVG tra 13 e 20 settimane è stata del 2,6%; quella dopo 21 settimane è stata dello 0,8%, invariata rispetto agli ultimi anni”. Più avanti ammette un “leggero aumento” rispetto al 2009, anche se ci vuole coraggio a definire “leggero” un incremento del 14,5% in un solo anno.

L’analisi dei dati a partire dal 1990, fa emergere, invece, una situazione raccapricciante.

Dal 1990 al 2010 si è avuto, infatti, un incremento del 182% del numero di aborti oltre la dodicesima settimana e di ben 278% della percentuale di questi aborti rispetto al totale. E tutto ciò mentre nello stesso periodo il numero di aborti generali, almeno in apparenza, si riducono del 33,3%. Le curve evidenziano questo incremento.

Dunque ben quattromila aborti, di cui quasi 900 oltre la 21° settimana, sono stati eseguiti nel 2010 nei nostri ospedali per scongiurare, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, il “grave pericolo” (l194) per la salute psico-fisica di una donna a causa di una malformazione diagnosticata al figlio. Una  “esplosione” senza freni degli aborti oltre il terzo mese conseguenza anche dell’affinamento delle tecniche diagnostiche che non lasciano scampo ai nascituri con qualche “difetto”.

Ove fosse necessario, questi dati pongono in risalto la natura eugenetica nella legge 194 confermata anche dalla recente sentenza della Corte di Cassazione che ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno per la nascita indesiderata di una bambina down ai genitori, ai fratelli e alla stessa interessata. Questa sentenza toglie ogni dubbio a chi ancora non è convinto che in Italia esista il diritto assoluto di una donna di abortire il figlio malformato. Se le venisse negato, infatti, dovrà essere risarcita.

Ed è inevitabile che tra quegli aborti tardivi ce ne siano tanti, anch’essi in continuo aumento, in cui i bambini vengono estratti ancora vivi e lasciati agonizzare per ore sul tavolo operatorio, senza assistenza e lontano da occhi indiscreti.

Cosa fa il mondo pro-life di fronte a questa agghiacciante situazione? Chiuderà un occhio come fa il ministro della salute? Resterà nella convinzione che la 194 non vada combattuta e rovesciata, ma solo applicata meglio perché, come dice il presidente del MpVI, “almeno nella forma” non sarebbe eugenetica?

Certo, qui siamo in presenza di un evento drammatico, ovvero quello di una donna che sa di attendere un figlio malato. Per questo occorre dare precise risposte alla sua sofferenza. Bisogna promuovere la cultura dell’accoglienza della Vita come dono in ogni condizione, ma anche l’adozione alla nascita quando una donna si arrende di fronte alla prospettiva di un figlio malformato.

Ma nello stesso tempo è necessario non rassegnarsi all’idea che in Italia possa continuare ad esistere una legge disumana (neppure il più incallito abortista oserebbe affermare, senza mentire, che un feto di oltre 12 settimane sia un “grumo di sangue”) di sapore nazista che ci riporta  alla barbarie pre-cristiana.

L’aumento degli aborti al secondo trimestre e di quelli delle giovanissime pongono i pro- life di fronte alla dura realtà: se questi sono i risultati, la strategia condotta da 34 anni a questa parte è risultata fallimentare.

Questo perché essi hanno  commesso l’errore di enucleare dalla battaglia per la Vita la lotta alla 194, prima cessando di esecrarla perfino nel giorno del suo anniversario, poi arrivando a addirittura a decantarla. E così hanno dato l’impressione di attenuare la gravità dell’aborto stesso. E’, come sappiamo, il triste approdo del Movimento per la Vita e la sua dirigenza.

Ma ora è tempo di elaborare una strategia con l’obiettivo a lungo termine, forse un decennio, di rovesciare la legge con un referendum. Occorre recuperare il tempo perduto in questi 34 anni. Assieme alla bellezza della Vita occorre dire la verità sulla 194 attraverso strumenti della comunicazione di massa (migliaia di manifesti, milioni di depliant, diffusione di riviste, ecc), porre in essere azioni culturali di ogni tipo, suscitare politici seri che sostituiscano le attuali cariatidi pseudo-cattoliche, fino a promuovere un referendum abrogativo, se non si dovesse arrivare a un rovesciamento in Parlamento.

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