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	<title>Marcia nazionale per la Vita</title>
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	<description>Roma -  12 maggio 2013</description>
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		<title>Il Cardinale Péter Erdő sostiene la Marcia per la Vita</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 15:59:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Aborto]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo la lettera inviata da Sua Eminenza Cardinale Péter Erdő  a sostegno della Marcia per la Vita.  Leggi qui la lettera]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2635" alt="pppetererdo011009" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/pppetererdo011009.jpg" width="250" height="198" />Riportiamo la lettera inviata da Sua Eminenza Cardinale <strong>Péter Erdő</strong>  a sostegno della Marcia per la Vita.  <a href="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/Lettera-card.-Erdo.pdf" target="_blank">Leggi qui la lettera</a></p>
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		<title>Il tribunale voleva obbligare ad abortire la figlia di una disabile&#8230; che invece è nata sana e bella</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 10:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Aborto]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Benedetta Frigerio su Tempi del 13-05-2013) I genitori della 32enne disabile mentale ed epilettica hanno dimostrato che poteva affrontare il parto e che lei stessa lo voleva. Poteva forzarla ad abortire, ma alla fine il giudice ha deciso che &#8230; <a href="http://www.marciaperlavita.it/articoli/il-tribunale-voleva-obbligare-ad-abortire-la-figlia-di-una-disabile-che-invece-e-nata-sana-e-bella/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/Elisa-Bauer.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2630" alt="Elisa Bauer" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/Elisa-Bauer.jpg" width="286" height="176" /></a>(di <strong>Benedetta Frigerio</strong> su <em>Tempi</em> del 13-05-2013) I genitori della 32enne disabile mentale ed epilettica hanno dimostrato che poteva affrontare il parto e che lei stessa lo voleva.<span id="more-2629"></span></p>
<p>Poteva forzarla ad abortire, ma alla fine il giudice ha deciso che la ragazza non era costretta a farlo. Gli avvocati dei genitori adottivi e tutori di Elisa Bauer, 32 anni, disabile mentale ed epilettica, hanno dimostrato che la donna poteva affrontare il parto e che lei stessa lo voleva.</p>
<p>Il caso, esploso in Nevada lo scorso novembre, quando la ragazza era all&#8217;undicesima settimana di gravidanza, aveva generato diverse proteste dopo la denuncia di un medico a un tribunale distrettuale dello Stato. A seguito di numerosi interrogatori, e grazie alla battaglia della famiglia, il giudice aveva concluso che Elisa poteva partorire. Così, il 2 maggio scorso la piccola Cierra Marie è nata. La neonata, «dai capelli folti e neri, e la carnagione rosa», è «dolce e buona. Come previsto, è perfettamente sana e indescrivibilmente bella». Lo ha scritto l&#8217;avvocato della famiglia Bauer, aggiungendo che anche Elisa sta bene e che la coppia a cui la piccola andrà in adozione è già pronta ad accoglierla.</p>
<p>L&#8217;avvocato ha poi aggiunto che il movimento pro life americano «è stato un grande aiuto nel compiere i piani di Dio». All&#8217;inizio della vicenda, infatti, il tribunale sembrava propendere per l&#8217;aborto forzato. Diversi giornali e siti internazionali hanno difeso la vita della piccola sostenendo Elisa e la sua famiglia lanciando appelli ai cittadini per far sentire la propria voce. Così, l&#8217;ufficio del giudice era stato invaso di email, lettere e telefonate.<br />Poteva andare diversamente. </p>
<p>È andata bene, perché i genitori adottivi di Elisa, le cui condizioni sono dovute al fatto che la madre naturale era alcolizzata, hanno combattuto per difendere la vita di Cierra Maria e il diritto della figlia a dare alla luce la creatura. </p>
<p>La coppia, Bill e Amy Bauer, hanno avuto anche l&#8217;appoggio della comunità cattolica a cui appartengono e dei medici di fiducia che li hanno sostenuti dimostrando che la malattia mentale non si sarebbe aggravata con il parto. Ma se, per assurdo, non ci fosse stato tutto ciò, una bambina «perfettamente in salute e indescrivibilmente bella», oggi non ci sarebbe.</p>
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		<title>Il grande successo della Marcia per la Vita 2013 &#8211; il caloroso saluto di Papa francesco</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 14:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Marcia per la Vita 2013]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Cristina Siccardi su Messainlatino)  «La vita che difendiamo non è solo quella biologica e materiale, ma anche quella spirituale e morale dei bambini che devono nascere, delle famiglie e della società intera». Per realizzare ciò è necessario lottare contro &#8230; <a href="http://www.marciaperlavita.it/articoli/il-grande-successo-della-marcia-per-la-vita-2013-il-caloroso-saluto-di-papa-francesco/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/DSC_0350.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2593" alt="marcia per la vita 2013" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/DSC_0350.jpg" width="400" height="265" /></a>(di Cristina Siccardi su <a href="http://blog.messainlatino.it/2013/05/il-grande-successo-della-marcia-per-la.html" target="_blank">Messainlatino</a>)  «La vita che difendiamo non è solo quella biologica e materiale, ma anche quella spirituale e morale dei bambini che devono nascere, delle famiglie e della società intera». Per realizzare ciò è necessario lottare contro la dittatura del relativismo che «impone leggi anti-naturali e anti-cristiane e colpisce e discrimina chi resiste a questo processo di degradazione morale», così ha affermato la Dottoressa Virginia Coda Nunziante all’apertura della Marcia per la vita, che domenica 12 maggio ha visto la partecipazione di ben 40 mila persone, come dichiarato dagli organizzatori. È stato un vero trionfo di tutti coloro che amano la vita e la difendono, di tutti coloro che chiedono che venga al più presto abrogata l’infame legge 194 che permette l’omicidio degli innocenti, quella legge che la portavoce della Marcia, Coda Nunziante, ha ricordato che ha prodotto circa 6 milioni di vittime.<span id="more-2592"></span></p>
<p>Papa Francesco si è unito calorosamente a questa Marcia, parlandone all’Angelus di piazza San Pietro, invitando  «a mantenere viva l’attenzione di tutti sul tema così importante del rispetto per la vita umana sin dal momento del suo concepimento» e al termine del Regina Coeli è andato incontro in papamobile ai manifestanti che percorrevano via della Conciliazione.</p>
<p>La terza edizione della Marcia per la vita, che ha già dato il suo arrivederci al 4 maggio del 2014, ha avuto un’ampia eco sui media, anche sulle principali reti televisive e sulle prestigiose testate giornalistiche.</p>
<p>La vita dovrebbe essere sacra per tutti, ma a maggior ragione per coloro che si professano cristiani. Nel 1978, quando venne emanata la 194, la Democrazia che si autodefiniva Cristiana non difese tale sacralità. Oggi, a distanza di più di trent’anni, migliaia di persone hanno marciato dal Colosseo a Castel Sant’Angelo perché sia cancellata per sempre quella legge di sangue.</p>
<p>Il giorno prima, durante il Convegno sulla vita, che si è svolto all’Ateneo pontificio Regina Apostolorum, Monsignor Giampaolo  Crepaldi, Arcivescovo di Trieste, ha dichiarato: «Ritengo importante situare la riflessione sulla difesa della vita […] dentro la Dottrina sociale della Chiesa, ossia dentro il rapporto della Chiesa con il mondo. Perché in questo consiste il ruolo pubblico della fede cattolica, che non parla solo all’interiorità delle persone, ma esprime la regalità di Cristo anche sull’ordine temporale e attende la ricapitolazione di tutte le cose in Lui, Alfa e Omega. La regalità di Cristo ha un significato spirituale, certamente, ma ne ha anche uno cosmico e sociale. Senza questa dimensione pubblica, la fede cattolica diventa una gnosi individuale, un culto non del Dio Vero ed Unico ma degli dèi, una setta che persegue obiettivi di rassicurazione psicologica rispetto alla paura di essere “gettati” nell’esistenza».</p>
<p>L’Arcivescovo ha affermato che «l’uso pubblico della ragione è di fondamentale importanza per il ruolo pubblico della fede cattolica. Questa, infatti, non trasferisce immediatamente il diritto rivelato nel diritto civile, ma si affida al diritto naturale, quindi al concetto di natura e di ragione pubblica. A quest’ultima spetta il compito di riconoscere l’ordine sociale come un discorso finalistico sulla convivenza umana. La  fede non si sostituisce alla ragione. Ma non la abbandona nemmeno a se stessa. Se non c’è ordine naturale non c’è ragione pubblica, se non c’è ragione pubblica non c’è dialogo pubblico tra ragione e fede. Se non c’è dialogo pubblico tra ragione e fede non c’è dimensione pubblica della fede cattolica. Se non c’è dimensione pubblica della fede cattolica non c’è la fede cattolica. Lo riscontriamo: man mano che la ragione si privatizza anche la fede si privatizza. Se il credente, quando entra nella pubblica piazza, deve rinunciare alle ragioni della propria fede, alla fine pensa che la propria fede non abbia ragioni. Ma senza ragioni viene meno non solo il versante pubblico della fede, bensì anche quello personale ed intimo. Ecco perché il tema della difesa della vita umana fin dal concepimento è fondamentale per mantenere e sviluppare il dialogo tra la ragione e la fede».</p>
<p>Sul palco della Marcia è salito il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha denunciato, in un luogo di martirio come quello del Colosseo, l’attuale «strage degli innocenti» provocata dall’aborto. Inoltre hanno partecipato alla Marcia apolitica e aconfessionale parlamentari come Maurizio Gasparri, Giorgia Meloni, Carlo Giovanardi, Maurizio Sacconi, Lorenzo Fontana, Eugenia Roccella, Stefano De Lillo, Olimpia Tarzia, Paola Binetti e Federico Iadicicco.</p>
<p>Fra le personalità di spicco che sono intervenute all’inizio della Marcia ricordiamo Jeanne Monahan, Presidente della March for Life di Washington, e Lila Rose, attivista pro-life tra le principali avversarie dell’ente abortista Planned Parenthood. Tra i primi a partire, oltre a Nicholas Windsor, membro della famiglia reale inglese, convertito al Cattolicesimo e impegnato da anni in difesa della vita, c’era anche la figlia di santa Gianna Beretta Molla, Gianna Emanuela, che nacque perché sua madre decise di darla alla luce pur sapendo di morire. </p>
<p>Marcia per la vita- movimenti anti abortisti<br /> A sfilare per tutto il tragitto il Cardinale Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica. La sera prima dell’evento, il Cardinale ha definito l’aborto «un vero crimine, anche legale, divenuto comune nella nostra società». Da qui l’urgenza di «purificare una società dominata dalla cultura di morte» e di «rivestirsi di Cristo attraverso preghiera e penitenza»; dunque «La nostra Marcia per la Vita procede dalla nostra adorazione eucaristica. La nostra fede non può restare chiusa nel tempio, ma deve esprimersi nella carità verso il prossimo. Occorre opporsi dunque a chi vorrebbe marginalizzare il cristianesimo e relegarlo alla sfera privata per ribadirne il ruolo legittimo nello spazio pubblico».</p>
<p>  Fra coloro che hanno preso la parola sul palco, prima che il corteo &#8211; costituito da famiglie, movimenti pro-life, sacerdoti, religiosi, religiose &#8211; si incamminasse, anche l’eroico Dottor Xavier Dor, classe 1929. È stato pediatra all’ospedale della Pitié-Salpétrière,  ricercatore di embriologia cardiaca all’INSERM, nonché fondatore e Presidente dal 1986 dell’Associazione SOS bambini.  Dor ha portato la protesta e la preghiera antiabortista in ospedali e cliniche, dove si pratica l’infanticidio. Proprio per la sua azione è stato perseguitato più volte per aver organizzato manifestazioni senza autorizzazione  e fu condannato, in particolare, dopo il 1993, quando fu emanata la legge contro il reato di ostacolo all’aborto legale: subì addirittura il carcere, scontando la pena a Bois d’Arcy nel novembre 1997 e visse la libertà vigilata nel gennaio 1998.</p>
<p> Questa la sua toccante ed edificante testimonianza, che provoca le coscienze:<br />«Io ringrazio profondamente Famiglia Domani  per avermi invitato a Roma, capitale della Cristianità e di avermi permesso di aver preso la parola. Desidero attirare l’attenzione sul più grave crimine che venga commesso contro Dio e contro noi stessi: l’aborto. Legalizzato quasi ovunque, le sue vittime, innocenti e piccole, si contano a miliardi. È il più grande flagello dei nostri tempi, e senza dubbio di tutti i tempi.</p>
<p>Il nuovo vice presidente della Conferenza episcopale di Francia, il Vescovo di Montpellier, ha dichiarato, a proposito della legge che permette i matrimoni omosessuali: “La Chiesa non si può immischiare nelle leggi civili”.</p>
<p>Possiamo mantenere il silenzio sul crimine ed il vizio? Come salvare i nostri bambini dalle menzogne e dall’ignoranza? Di fronte all’evidenza c’è un dovere di verità, di coraggio, di fedeltà, di vera libertà e di resistenza. Bisogna testimoniare.</p>
<p>Dovrò presto comparire davanti alla giustizia per aver, negli uffici del Planning Familial, donato un paio di scarpette ad una donna che voleva fare un aborto. Il simbolo delle scarpette è fra tutti il più forte perché rappresenta la debolezza e la piccolezza dell’essere più prezioso al mondo per l’amore materno. Durante un precedente processo a Nanterre io ho ricordato queste scarpette. L’emozione fu grande. Le avvocatesse delle parti civili si sono immediatamente adirate. L’una ha detto: “Signora Presidente, queste scarpette sono d’una violenza estrema”, e l’altra: “Voi fate del terrorismo con queste scarpette!”. Tutta la sala ha riso, comprese le stesse esponenti della sinistra. Forse, dovrei offrire ai nostri vescovi,  un paio di scarpette?».</p>
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		<title>Marcia per la Vita 2013, la difesa della vita non è più un tabù</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 09:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Marcia per la Vita 2013]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Andrea Tosini su Voci dalla Nebbia) Erano appena un migliaio in quel di Desenzano nella primavera del 2011. Erano saliti a quota 15mila nel 2012 a Roma. Ieri, sempre per le strade della Capitale, hanno sfilato in più di &#8230; <a href="http://www.marciaperlavita.it/articoli/marcia-per-la-vita-2013-la-difesa-della-vita-non-e-piu-un-tabu/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/DSCN0962.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2580" alt="marcia 2013" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/DSCN0962.jpg" width="4608" height="3456" /></a>(di <strong>Andrea Tosini</strong> su <em>Voci dalla Nebbia</em>) Erano appena un migliaio in quel di Desenzano nella primavera del 2011. Erano saliti a quota 15mila nel 2012 a Roma. Ieri, sempre per le strade della Capitale, hanno sfilato in più di 30mila. È il popolo prolife italiano, che si è radunato per la terza edizione della Marcia per la Vita in favore della difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale.<span id="more-2579"></span></p>
<p>La rilevanza dell’evento, il principale nel suo genere nel Paese, va però molto al di là dei suoi numeri. Esso ha infatti costituito il tanto atteso momento della ritrovata unità per il mondo prolife nazionale, per troppo tempo percorso da divisioni al suo interno. Ma il fatto ancor più dirompente che la Marcia ha messo davanti agli occhi dell’Italia è che l’intero discorso che ruota attorno alla vita umana può (e deve) finalmente riprendersi lo spazio pubblico che gli spetta.</p>
<p>Perché la domanda che sorge di questi tempi è una sola: di fronte a certe realtà come il progressivo obnubilarsi delle coscienze riguardo al dramma dell’aborto, di fronte ai tentativi di sdoganare l’eutanasia in nome di un malinteso senso di pietà e davanti all’esplicito tentativo di smantellare la famiglia naturale basata sull’unione feconda di un uomo e di una donna, può una persona – sia essa ispirata dalla fede o semplicemente dalla retta ragione – restare silente nei confronti di fenomeni che silenziosamente ma pervicacemente consumano nel profondo, sia sul piano personale che sociale, la nostra umanità?</p>
<p>È un interrogativo che non può più essere eluso e ognuno di noi dovrà provare a dare una risposta. La Marcia della Vita, pur avendo soltanto un paio di anni, ha certamente avuto il merito di costringere ad aprire gli occhi un po’ a tutti, anche a chi si ritiene distante dagli ideali che ispirano l’evento. Ed è proprio grazie a iniziative come questa che il popolo prolife, attualmente minoritario sul piano culturale ma in continua e costante crescita, può finalmente forgiarsi, svilupparsi e prendere forza.</p>
<p> La speranza – ma vorrei già poterla chiamare certezza – che emerge dopo questo 12 maggio è che il tema della difesa della vita umana non sia più un tabù; una questione che non potrà essere più essere colpevolmente dimenticata dalle nostre coscienze, dalla politica e dalla società, a maggior ragione in un periodo in cui la storia ci impone di discutere a trecentosessanta gradi sui nostri valori e sulle nostre azioni. Ecco perché la Marcia continuerà ad andare avanti instancabile nel suo cammino. Appuntamento dunque alla prossima tappa: il 4 maggio 2014, per la quarta edizione della Marcia della Vita! E in questi dodici mesi il mondo prolife non starà a guardare.</p>
<p>Andrea Tosini</p>
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		<title>Pope surprises, delights 40,000 Italian pro-lifers, joins March for Life</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 07:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articles]]></category>

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		<description><![CDATA[ROME, May 12, 2013 (LifeSiteNews.com) – Pope Francis surprised about 40,000 Italian and international participants in today’s Marcia per la Vita (March for Life) Internazionale in Rome this morning, when he left the Apostolic Palace to greet them personally from &#8230; <a href="http://www.marciaperlavita.it/articles/pope-surprises-delights-40000-italian-pro-lifers-joins-march-for-life/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-15584" alt="pope_march" src="http://www.corrispondenzaromana.it/wp-content/uploads/2013/05/pope_march-640x410-433x278.jpg" width="433" height="278" />ROME, May 12, 2013 (<a href="http://www.lifesitenews.com">LifeSiteNews.com</a>) – Pope Francis surprised about 40,000 Italian and international participants in today’s Marcia per la Vita (March for Life) Internazionale in Rome this morning, when he left the Apostolic Palace to greet them personally from his popemobile in the street where they were lined up.<span id="more-2545"></span> Monsignore Ignacio Barreiro, the head of the Rome office of Human Life International, told LifeSiteNews.com that for the pope to have effectively joined the March for Life was highly unusual. Since his election, the pope has gained a reputation for making spontaneous gestures that have sometimes taxed his security staff, beginning with taking the bus back to his temporary residence with the other cardinals the night of his election, instead of the car reserved for the pope. In this case, however, the Vatican appeared to have prepared the event ahead of time.</p>
<p> Monsignore Barreiro noted they had prepared crowd control barriers to guide the popemobile out of St. Peter’s square and across the adjacent piazza and down the wide Via della Conciliazione that leads up the Basilica. But if organizers knew about a planned appearance by the pope at the march, they made no mention of it before the event, leaving participants delighted by the unexpected arrival of the pontiff. &#8220;The March for Life brought 40 thousand people to Rome today,&#8221; organizers announced after the event. &#8220;The Pope greeted the march at the Regina Coeli and then met the parade on the Popemobile in the Via Concilazione.&#8221; In a shout-out to the marchers from his usual weekly Regina Coeli address, the pope briefly welcomed the crowd and endorsed a European-wide pro-life petition against embryo research. The ‘One of Us’ campaign is seeking to gain 1 million signatures as part of a European Citizen Initiative. If organizers of the campaign achieve their goal the European Parliament is duty-bound to schedule a debate on the issue. “I invite you to keep the attention of everyone on the important issue of respect for human life from the moment of conception,” the pope told the marchers. He also invited all to attend the Vatican’s “Evangelium Vitae Day,” which he said would be “a special moment especially for those who care about the defense of the sanctity of human life,” to take place “in the context of the Year of Faith,” on 15 and 16 June. </p>
<p>March organisers were delighted with the greeting and with the extraordinary surge of numbers from last year’s march, which attracted 15,000 from around the country. “The welcome of Pope Francis represents the highest recognition for the initiative and the confirmation of the sensitivity of the Pope to the non-negotiable principles, beginning with the right to life,” organisers said. Mons. Barreiro also described the dramatic increase in numbers, from 1000 two years ago, to 15,000 last year, to about 40,000 today. This he put down to the hard work of the organisers in helping thousands come by bus from up and down the length of Italy, and to a “renewed awareness” among the public that Italy’s abortion law “must be abrogated.” “The people are now really certain that we have to stake a stronger position than that which has been held in the past by some Italian pro-life groups.” The pope is known for his strong defense of the right to life. </p>
<p>In 2005, as activists urged Argentina to legalize abortion, the future pontiff <a href="http://aica.org/aica/documentos_files/Obispos_Argentinos/Bergoglio/2005/2005_08_31_SanRamonNonato.htm">urged</a> Catholics to defend the right to life even if they “deliver you to the courts” or “have you killed.” At a Mass in Buenos Aires on Aug. 31st, 2005 in honor of St. Raymond Nonnatus (Raymond &#8220;the unborn&#8221;), who is revered as the holy protector of pregnant women, the then-Cardinal said that promoting life is “a road that is full of wolves.” “Perhaps for that reason they might bring us to the courts. Perhaps, for that reason, for caring for life, they might kill us,” he said. “We should think about the Christian martyrs. They killed them for preaching this Gospel of life, this Gospel that Jesus brought. But Jesus gives us the strength.”</p>
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		<title>Marcia per la Vita: 40mila in piazza, con papa Francesco benedicente</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 18:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/papa-francesco-marciaperlavita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2511" alt="papa francesco benedice la marcia per la vita" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/papa-francesco-marciaperlavita.jpg" width="600" height="450" /></a>La Marcia per la Vita ha portato oggi a Roma 40mila persone, che il Papa ha salutato al <i>Regina Coeli</i> e ha poi incontrato avvicinandosi al corteo sulla papamobile in via della Conciliazione. L&#8217;accoglienza di Papa Francesco rappresenta, secondo i promotori dell&#8217;evento, il più alto riconoscimento per l&#8217;iniziativa e la conferma della sensibilità del Pontefice ai principi non negoziabili, a cominciare dal diritto alla vita.<span id="more-2510"></span></p>
<p>La Marcia per la Vita è iniziata al Colosseo con i saluti dei numerosi rappresentanti di movimenti <i>pro-life</i> giunti da tutto il mondo, tra i quali Jeanne Monahan, presidente della <i>March for Life</i> di Washington, Lila Rose, considerata dall&#8217;organizzazione abortista <i>Planned Parenthood</i> come la nemica numero uno,<b> </b>Geoffrey Strickland, di <i>Priest for Life</i>, il dottor Xavier Dor, medico condannato 15 volte in Francia per aver lottato contro l&#8217;aborto, Blondine Serieyx, rappresentante della <i>Manif pour tous</i> francese, Antony Burkhard, rappresentante di <i>Droit de naitre</i>, altra associazione francese impegnata nella difesa della vita e Federica Iannace Swift, dell&#8217;irlandese <i>Youth Defence</i> .</p>
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<p>&#8220;<i>La nostra Marcia è quella di un popolo della vita che, difendendo la vita, vuole infondere nuova vita in una società che si decompone e muore</i>&#8220;, ha detto Virginia Coda Nunziante, portavoce dell&#8217;evento, nel suo discorso di apertura. Ha parlato anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha denunciato la &#8220;<i>strage degli innocenti</i>&#8221; che si consuma con l&#8217;aborto. Il primo cittadino ha seguito il corteo fino a Piazza Venezia. Ha percorso invece  tutto il tragitto della Marcia, dal Colosseo a Castel Sant&#8217;Angelo, Sua Emin. il card. Raymond Leo Burke, il quale, nell&#8217;adorazione eucaristica tenutasi alla vigilia, ha definito la manifestazione &#8220;<i>espressione di fede cattolica e atto di servizio alla società in cui viviamo e al suo bene comune</i>&#8220;.</p>
<p>La Marcia si è svolta in un clima pacifico e festoso, in un tripudio di bandiere, di slogan e di cartelli grandi e piccoli inneggianti alla vita e contro la legislazione abortista vigente in Italia e altri Paesi del mondo. Tantissimi i giovani e le famiglie con bambini, a testimoniare che non di battaglia di retroguardia si tratta, ma di lotta per un avvenire e una società più giusti.</p>
<p>Foltissimo il numero dei religiosi presenti, tra i quali l&#8217;Istituto del Verbo Incarnato, i Francescani dell’Immacolata e gli Orionini, questi ultimi guidati dal loro superiore generale don Flavio Peloso. ,</p>
<p>Hanno partecipato alla Marcia, rigorosamente apartitica e senza slogan e simboli politici, diversi parlamentari, tra cui Maurizio Gasparri, Giorgia Meloni, Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Stefano De Lillo, Carlo Casini e Paola Binetti.</p>
<p>La manifestazione si è conclusa in piazza san Pietro, dove il Papa, che già aveva salutato la Marcia per la Vita nel suo <i>Regina Coeli</i>, è sceso tra la folla incontrando i partecipanti.</p>
<p>Roma, 12 maggio 2012</p>
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		<title>Il discorso alla Marcia per la Vita della portavoce Virginia Coda Nunziante</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 14:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Aborto]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2506" alt="DSC0081" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/DSC00811.jpg" width="600" height="392" />Cari amici, venuti a Roma da tutte le parti d’Italia con spesso lunghi viaggi sulle spalle e grossi sacrifici. Questa terza marcia è un grande evento e siamo così numerosi che fa capire l’importanza che ognuno di noi da al valore della vita.<span id="more-2501"></span></p>
<p> Il luogo in cui ci troviamo è bello e significativo. Da una parte il Colosseo, bagnato dal sangue dei martiri, che ci ricorda i primi secoli della Chiesa nascente, l’età terribile, ma feconda delle persecuzioni; dall’altra parte l’arco trionfale di Costantino il Grande, di cui proprio quest’anno celebriamo la memoria. 1700 anni fa, infatti, venne promulgato l’Editto di Milano che chiuse l’era delle persecuzioni e aprì le porte ad una nuova era cristiana, una nuova epoca di libertà, di sviluppo e di progresso per la Chiesa e per la civiltà.</p>
<p>Questa memoria è significativa, perché le persecuzioni anticristiane, dopo 1700 anni, si rinnovano: e non solo nelle lontani regioni dell’Asia e dell’Africa, ma anche in Europa e in Occidente. La dittatura del relativismo è sotto i nostri occhi. Impone leggi anti-naturali e anti-cristiane e colpisce e discrimina chi resiste a questo processo di degradazione morale. Basti pensare che nell’impero romano l’aborto era praticato normalmente ma con l’avvento del cristianesimo venne condannato, così come venne condannata la schiavitù. Ma oggi noi lo abbiamo invece come legge dello Stato.</p>
<p>Noi oggi siamo qui per affermare il diritto a difendere pubblicamente quelli che Benedetto XVI ha chiamato valori non negoziabili, a cominciare dal diritto primario alla vita innocente. Senza il diritto alla vita non esiste nessun altro diritto.</p>
<p>La dittatura del relativismo non solo impone una legislazione che vuole ribaltare la legge naturale e cristiana su cui è stata costruita la nostra civiltà;  ma pretenderebbe la complicità, il silenzio, la resa di coloro che non condividono questa anti-civiltà che ci minaccia.</p>
<p>La nostra Marcia dal Colosseo a Castel Sant’Angelo e poi, per chi lo vorrà, a San Pietro, per ascoltare l’Angelus del Santo Padre, è quella di un popolo della vita che, difendendo la vita, vuole infondere nuova vita in una società che si decompone e muore. In Francia si è manifestata negli ultimi mesi una straordinaria mobilitazione in difesa della famiglia naturale; in Italia, è il terzo anno che con un successo sempre crescente il popolo della vita manifesta la sua volontà di non arrendersi di fronte alla cultura di morte e ad una legge che in 35 anni ha causato quasi sei milioni di vittime innocenti. Ecco anche in Italia deve crescere e svilupparsi una generazione pro-life che dovrà dire, come affermò con determinazione un giovane americano: la legge 194 non sopravviverà alla nostra generazione.</p>
<p>Ma la nostra non è una battaglia solo italiana, come dimostra la presenza di esponenti delle maggiori organizzazioni pro-life internazionali. E’ una scelta di civiltà, e il modo migliore per dimostrarlo è proprio dare la parola a questi amici giunti da tutto il mondo.</p>
<p>Ringrazio il Sindaco per la sua presenza e per le sue parole. Non c’è migliore augurio da fargli che quello di averlo con noi per la prossima Marcia per la Vita che già vi annuncio sarà la Domenica 4 maggio 2014. Ringrazio ancora tutte le delegazioni presenti, in particolare la presidente della March for Life americana Jeanne Monahan. Tutte queste presenze ci dimostrano che il popolo della vita non è il popolo di una singola nazione ma un popolo internazionale. La vita che difendiamo non è solo quella biologica e materiale ma è anche quella spirituale e morale dei bambini che devono nascere, delle famiglie e della società intera.</p>
<p>Ed è per difendere questo bene che noi, oggi, scendiamo in piazza così numerosi. Perché anche in Italia si sta creando un movimento di opinione che vuole farsi sentire, che non si vergogna di scendere in strada, per difendere i diritti dei più deboli, di coloro che non possono farlo da soli, e per difendere i diritti di Dio sulla società. E’ per questo che contiamo sull’aiuto di Dio, fonte della vita degli uomini e dei popoli.</p>
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		<title>La vergogna della scienza che vuole l&#8217;aborto libero</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 13:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Giuliano Ferrara su Il Giornale del 11-05-2013) Voglio denunciare per istigazione a delinquere (articolo 414 codice penale) due ricercatori italiani che lavorano a Melbourne. Odio i reati di opinione, a meno che siano reati di tipo omicidario. Detesto le &#8230; <a href="http://www.marciaperlavita.it/articoli/la-vergogna-della-scienza-che-vuole-laborto-libero/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/la-vergogna-della-scienza-che-vuole-laborto-libero.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2406" alt="la vergogna della scienza che vuole l'aborto libero" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/la-vergogna-della-scienza-che-vuole-laborto-libero.jpg" width="665" height="221" /></a>(di <strong>Giuliano Ferrara</strong> su <em>Il Giornale</em> del 11-05-2013) Voglio denunciare per istigazione a delinquere (articolo 414 codice penale) due ricercatori italiani che lavorano a Melbourne. Odio i reati di opinione, a meno che siano reati di tipo omicidario. <span id="more-2405"></span></p>
<p>Detesto le persecuzioni giudiziarie di chi dica quel che pensa, a meno che il pensiero espettorato a mezzo bocca o a mezzo stampa non sia il riflesso del pensiero dominante, nichilista, nella forma più cinica e moralmente sordida. Il reato istigato è l&#8217;infanticidio (articolo 578 codice penale, nel testo modificato dalla legge 5 agosto 1981, numero 442).</p>
<p>Sulla morte dei bambini non nati o appena nati, morte procurata per ideologia, si può marciare, chiedere moratorie, digiunare, presentare liste alle elezioni politiche, invocare referendum, proporre nuove norme di diritto in Italia e nel mondo, fare tante altre commendevoli cose e prendersi le sassate del tempo, ma non si può tacere. E, forse, bisogna procedere in giudizio.</p>
<p>Specie ora che la linea rossa del rispetto della vita altrui, già violata ampiamente dalla sordità morale in materia di aborto, è riclassificata nel pensiero eugenetico più radicale e moderno, quello che ancora non si porta tra la gente perbene, ma tra poco sarà una moda prêt-à-porter. Nel nome della differenza di genere, della libertà procreativa, del diritto a un bimbo sano e bello e della equiparazione logica dell&#8217;aborto prima della nascita con l&#8217;infanticidio dopo la nascita.</p>
<p>Alberto Giubilini e Francesca Minerva, in un recente articolo scientifico del Journal of medical ethics, sostengono, in quello che definiscono un «articolo accademico», la seguente tesi: abbiamo stabilito che per ragioni varie, dalle cattive condizioni economiche e psicologiche della gestante e della sua famiglia alla eventuale disabilità potenziale o effettiva del feto, è moralmente giustificabile annientare un non ancora nato; il corollario della tesi è che anche i neonati condividono la statuto di non persona, in senso razionale e volitivo, e quindi, sulla base delle stesse identiche ragioni, ciò che è possibile per i non nati, l&#8217;aborto, è possibile e moralmente giustificato anche per neonati, abortion after birth.</p>
<p>Questi ricercatori non sono isolati nel loro pensiero omicidario detto «utilitaristico», fanno parte di una Università e di un centro diretto da un filosofo o eticista che si chiama Peter Singer, uno che è generalmente stimato come una voce importante nel nostro panorama culturale, uno che chissà come, chissà quando, magari potrebbe vedersi rifilato un Nobel.</p>
<p>Il principio da cui partono questi medici che tolgono la vita o istigano a togliere la vita, il che è moralmente lo stesso e giuridicamente è un sostegno a comportamenti annichilatori aggravato dalla competenza della fonte e dal suo rilievo sociale (lo scienziato), è lo stesso da cui mi è capitato di partire nella mia lotta contro l&#8217;aborto seriale, di massa, eugenetico e selettivo.</p>
<p>Polemizzando con il senatore Luigi Manconi, dissi una volta che nel caso dell&#8217;aborto di massa oggi legittimato si tratta in realtà di infanticidio, perché lo statuto di persona umana del feto, dal momento del concepimento e poi nella crescita intrauterina, è dimostrato dalla ricerca empirica sui cromosomi e poi, in modo spettacolare e insostenibile, dalla capacità di fotografarlo in pancia addirittura con mezzi tridimensionali. Fui oggetto di una dura reprimenda per il paragone.</p>
<p>Ora questa equiparazione, che per me ovviamente valeva in quanto dissuasiva dell&#8217;aborto, è usata a mani basse, con le tutele della ricerca scientifica, ma nel senso opposto. Se c&#8217;è equiparazione, niente vieta che, in relazione non soltanto a eventuali disabilità, ma anche alle altre ragioni sociali e psicologiche «soppressive» di una discendenza generata nell&#8217;amore o comunque nell&#8217;atto sessuale, si proceda liberamente all&#8217;eliminazione della vita. Non quella nascente, quella nata o neonatale.</p>
<p>Brava gente orante e sincera ha sfilato per le vie di Roma contro la manipolazione indifferente della vita umana. Ciascuno ha le sue idee, le sue sensibilità, ci sono gli individui, le famiglie, le donne cariche di speranza e di libertà, i maschi che capiscono il carattere maschio e arrogante del fenomeno della indifferenza all&#8217;aborto, c&#8217;è la chiesa cattolica, ci sono i movimenti pro life. La mia è una sensibilità del tutto laica, del tutto razionale, moralmente giustificata dal rigetto della casistica più infame dai tempi in cui Pascal la denunciava nel Seicento come obbrobrio della cristianità ovvero dell&#8217;umanità nelle sue lettere dette le Provinciali.</p>
<p>Bisogna tornare non tanto a indignarsi, a scandalizzarsi, a ribellarsi, ma ad agire in modo coerente e congruo contro l&#8217;istupidimento criminale del pensiero e della prassi umana moderne e post-moderne. Bisogna ribadire che nessuna donna deve essere penalmente perseguita per un aborto, e nessun medico, ma al di là dell&#8217;obiezione di coscienza e del foro interiore, esiste in termini espliciti e pubblici, in punto di diritto, un dovere di intervento, chiamatelo umanitario se volete, che porta inevitabilmente a battersi con ogni mezzo lecito contro la peste del XXI secolo: l&#8217;offesa concettuale e pratica alla vita degli altri, ai deboli, ai poveri dei poveri, ai senza potere.</p>
<p>Ha senso considerarsi esseri razionali e animali politici e non capire che, comunque giustificato, l&#8217;infanticidio, variante postmodernista dell&#8217;aborto di massa, è un delitto contro la nostra comune natura umana?</p>
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		<title>Larghe intese per la vita</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 08:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli Aborto]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/Larghe-intese-per-la-vita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2400" alt="Larghe intese per la vita" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/Larghe-intese-per-la-vita.jpg" width="640" height="431" /></a></p>
<p>(di <strong>Maurizio Crippa</strong> su <em>Il Foglio</em> del 11-05-2013) La giornata più nera della mia vita è stata quella in cui ho firmato la legge sull’aborto”. Questo confessò Giulio Andreotti, parlando nel 2001 al Meeting di Rimini. Fu tentato dal dimettersi, ma come ricordò più volte, e anche in una conversazione del 2008 con il Foglio, “se io mi fossi dimesso nessun altro democristiano avrebbe potuto firmarla: si sarebbe aperta una crisi politica senza sbocco… con le dimissioni, avrei contribuito a un male maggiore di quello che volevo evitare. Così firmai”.<span id="more-2399"></span></p>
<p>Nei giorni delle larghe intese, la morte di Giulio Andreotti ha fatto scorrere un fiume di riflessioni sul rapporto tra la chiesa, il cattolicesimo italiano e lo stato repubblicano. Ma la storia della legge 194 firmata come compromesso su un male minore – o sarebbe meglio dire come armistizio alla meno peggio dopo una sconfitta antropologica epocale (ma allora la parola non andava ancora di moda) è rimasta tra parentesi. Sottaciuta.</p>
<p>Quasi una conferma di come in Italia – al di là delle statistiche che, più che di un calo, dicono di una assuefazione stazionaria al trantran ospedalizzato della 194: nel 2011 109 mila IVG (dato provvisorio), meno 5 per cento sul 2010 – l’aborto sia diventato in sostanza moralmente indifferente, e anzi paradigma di una superiorità soggettiva sul fatto oggettivo. Un dato di fatto relativizzato, per così dire, anche dalla chiesa, che in tre decenni non ha mai più affrontato di petto la battaglia su un piano culturale. Così che oggi, anche sugli altri fronti sensibili, dall’eutanasia alle nozze gay, c’è una sorta di paralizzata preoccupazione davanti al nuovo fronte di frana che potrebbe essere repentino, come dimostra il caso francese.</p>
<p>Il profumo di questa opaca aria occidentale che soffia sull’Italia lo raccontano due libri recenti. La scrittrice Simona Sparaco è entrata nella dozzina per lo Strega con “Nessuno sa di noi”, romanzo che parla di un aborto eugenetico (illegale e all’estero) dopo la 23esima settimana. Storia semplice: loro hanno voluto il loro bambino a furia di bombardamenti ormonali (è un loro legittimo desiderio, no?), adesso scoprono che quello sgorbio è malato. Perché non dovrebbero eliminarlo (è un loro diritto, no?)?</p>
<p>C’è poi un saggio di Chiara Lalli per Fandango, “La verità, vi prego, sull’aborto”, basato su interviste a donne per nulla traumatizzate dall’aver abortito (altro che spa, la sindrome post-abortiva), che prova a ribaltare il paradigma “della colpa” e smontare il pregiudizio per cui l’aborto “è sempre un trauma”. Lalli spiega come sia vero il contrario: “Voglio esplorare una possibilità teorica che si possa scegliere di abortire, che lo si possa fare perché non si vuole un figlio o non se ne vuole un altro, che si possa decidere senza covare conflitti o sensi di colpa”.</p>
<p>Eppure, mentre ci si avvia a celebrare i 35 anni della legge 194, il caso in Italia appare tutt’altro che chiuso. Domani, domenica 12 maggio, a Roma è convocata una piccola grande Marcia per la Vita: indipendente, anzi alternativa, rispetto alle tradizionali strutture pro life cattoliche. Nella stessa domenica arriva davanti a tutte le chiese d’Italia la mobilitazione per la raccolta europea di firme (ne servono un milione) della campagna “Uno di noi”, che intende proporre alla Commissione europea di “estendere la protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento”, cioè far riconoscere a livello europeo i diritti dell’embrione – iniziativa sostenuta dal Movimento per la Vita e in modo ufficioso dalla chiesa italiana, tramite le associazioni laicali e una martellante campagna di Avvenire.</p>
<p>Il messaggio inatteso di Angelo Scola L’aborto, il suo scandalo lacerante anche nel corpo vivo della chiesa italiana appare insomma per quello che è: una questione tutt’altro che chiusa. Dolorosa, causa di timori e ripensamenti, ma viva. I segnali ad alto livello che qualcosa stia cambiando rispetto al passato non mancano. Uno assai eloquente, anche se buttato lì in modo informale, durante la presentazione milanese del suo ultimo libro “Non dimentichiamoci di Dio”, l’ha dato il cardinale di Milano, Angelo Scola. Rivolgendosi a Giuliano Ferrara e ricordando il suo impegno in materia, ha detto: “Mi sono sentito in colpa per quello che non siamo riusciti a dire noi, non l’abbiamo detto con chiarezza”. Ammissione più inedita che rara per un cardinale italiano, un “noi” che è suonato come una chiamata in causa di tutta la gerarchia, lasciando intendere che non si sia trattato di voce dal sen fuggita (del resto non è il genere di un teologo ad alta razionalità come Scola), ma di un giudizio meditato e foriero di approfondimenti.</p>
<p>Se verranno, potrebbero essere anche divisivi, certo fuori dall’ecclesialese a bassa intensità in cui il dibattito in casa cattolica si è sempre svolto. Bisogna tornare per un momento a quel 1978 e ad Andreotti. Per Paolo VI quella legge italiana, giunta nei suoi ultimi mesi di vita, fu un dolore immenso, ma è noto che né dal Vaticano né dalla Cei arrivò alcuna scomunica al presidente del Consiglio che la firmò. Lo ha ricordato, quasi unica medaglia in un articolo velenoso, Alberto Melloni: “Sarà però il Divo Giulio nel maggio 1978 a controfirmare la legge sull’aborto votata dal Parlamento: cosa che non accende alcuna sfiducia ecclesiastica”. E’ noto che quando partì la mobilitazione per il referendum i timori<br /> e le divisioni nelle gerarchie furono enormi.</p>
<p>E’ noto che Andreotti non fosse certo l’unico contrario, così come non aveva condiviso la sciagurata campagna fanfaniana contro il divorzio, aveva anzi scritto un librino prezioso dei suoi, “I minibigami”, in cui sosteneva i possibili vantaggi di un doppio regime in caso di matrimonio: uno religioso e l’altro civile. Il referendum del 1981 fu una forzatura, pagata a caro prezzo. Il Sabato, allora settimanale della “ricomposizione dell’area cattolica”, dopo la batosta titolò “Si ricomincia da 32” (la percentuale raggiunta dagli antiabortisti), il wishful thinking forse più disastroso della storia del giornalismo cattolico: la ferita anche psicologica di quella sconfitta stracciò il tessuto ecclesiale in due lembi asimmetrici, una piccola minoranza pro life e una maggioranza che su quella ferita provò, di fatto, a spalmare l’anestetico di un quietismo distratto.</p>
<p>Pochi davvero furono i tentativi di ripulirla, la ferita, tirandone via le croste indurite, cercando di purificare un pensiero pro life che fosse all’altezza dei tempi, della secolarizzazione ormai compiuta, di un rapporto con le leggi dello stato che andasse al di là della recriminazione e della tattica. Ci volle un ventennio perché la chiesa dei valori non negoziabili provasse una nuova strada. Furono gli anni dell’eccezionalismo italiano, della legge 40 e del Family Day.</p>
<p>Pochi anni dopo, col caso Englaro e la ventata di buon umore della moratoria contro l’aborto, la chiesa italiana è sembrata invece spaventata dalla vertigine di volare troppo alto. Recentemente il cardinale Camillo Ruini, dialogando col direttore di Repubblica Ezio Mauro, ha ricordato che la linea della chiesa non è mai stata né deve essere quella dello scontro: “E se la stessa chiesa andasse in minoranza?”, gli chiedeva Mauro. “Nessun problema”, replicava Ruini: “Per divorzio e aborto, tanto per citare il caso italiano, la chiesa non ha invitato alla rivolta civile, ma s’è appellata alla coscienza personale, perché l’uomo non ha solo una libertà esteriore, bensì una, ed è quella più importante, interiore”.</p>
<p>Si farebbe un gran torto al cardinale a definirla una posizione mediana, lui è stato sempre tra i più netti sostenitori del dovere di intervento della chiesa nello spazio pubblico delle questioni legate al “grave dovere di dare la vita”. Ma certo la sua riflessione va inscritta in una più generale visione d’insieme, la stessa che Ruini ha esposto nella lectio magistralis per Magna Carta che il Foglio ha pubblicato martedì scorso sul rapporto tra le convinzioni religiose e la società aperta e secolarizzata.</p>
<p>La dottrina tradizionale, di per sé, è limpida. Ma nella chiesa italiana un pensiero bioetico forte ha stentato a nascere. Così come la sua sottolineatura pastorale. I richiami sono sempre stati netti ma generici, mai ultimativi, le iniziative di stimolo blande. Anche sul mero fronte della “attuazione integrale” della 194, quel preambolo che nega (negherebbe) tra le cause di aborto quelle economiche, si è fatto pochino.</p>
<p>Il tempo ha un po’ logorato e infiacchito un mondo pro life mai davvero decollato, certo non nella misura battagliera tipica di altri contesti, per lo più anglosassoni. Qualche ruggine personalistica, qualche innegabile scontro interno, non hanno giovato. La poca incisività, i pochi volontari e la risibile dotazione dei Centri di aiuto alla vita, anche dei più battaglieri come quello di Paola Bonzi alla Mangiagalli di Milano, sono segnali che anche nelle ovattate stanze della Cei si stanno prendendo in considerazione. Ma non è solo il volontariato: in questi giorni cambieranno i vertici di Scienza e Vita, con l’ambizione di rilanciare la fucina culturale del pro life cattolico, di cui si erano perse le tracce.</p>
<p>I segni che qualcosa stia cambiando non mancano. A partire dall’appoggio a una iniziativa nata spontanea come la Marcia per la Vita (questa è la terza edizione), che ha raccolto l’adesione e la benedizione del presidente della Cei Angelo Bagnasco e di una trentina tra cardinali e vescovi. Se è naturale la partecipazione al convegno che precederà l’evento di prelati da sempre outspoken sui temi della vita come monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, o il cardinale di Bologna Carlo Caffarra, che svolgerà una lectio magistralis sul Vangelo della Vita, indicative sono anche altre adesioni, tra cui quella di Vincenzo Paglia, capo del pontificio Consiglio per la Famiglia.</p>
<p>Alla Marcia parteciperà anche il cardinale americano Leo Raymond Burke, prefetto del Supremo tribunale della segnatura apostolica, che in una recente intervista ha sparato alzo zero: “Credo che in alcuni posti ci sia grande esitazione da parte dei prelati a coinvolgersi in manifestazioni pubbliche. Quasi fosse percepita come una sorta di attività politica che un prete non deve intraprendere”. L’iniziativa “Uno di noi” è un altro segnale di una galassia pro life in lenta uscita dalla letargia. La cosa più interessante è il tentativo di spostare il punto di vista, adeguandolo alle nuove sfide, anche di carattere legislativo.</p>
<p>Spiega Alfredo Mantovano, tra i responsabili del comitato italiano, che “certo non c’è l’illusione di ottenere il risultato”, ma la mobilitazione internazionale serve per indicare che l’asticella sulle legislazioni della vita si sta alzando: “Ormai parliamo di eutanasia, di infanticidio (come documentato dal Foglio mercoledì, dell’eutanasia dei bambini possibile in Olanda ‘se le loro prospettive di vita sono fosche’, ndr). Mettere all’attenzione e chiedere un pronunciamento dei legislatori europei sullo statuto dell’embrione – tra l’altro in presenza di pareri di parte europea non sempre e non tutti negativi – è più forte del semplice contrasto delle legislazioni abortiste che ormai ci sono quasi ovunque”.</p>
<p>A Mantovano sembra che questo impegno non sia da poco, anche se riconosce che c’è stato un calo di tensione negli ultimi anni. Ma il clima sta cambiando: “E non è affatto migliorato. Anzi il rischio di nuove campagne negative, come l’iniziativa radicale sull’eutanasia, è alto, bisogna aggiornare il vecchio modo di affrontare questi temi. E una mobilitazione tra politica e società serve”.</p>
<p>Aggiornare il linguaggio Servirebbe anche un aggiornamento dei linguaggi. Per dirla con Scola, se anche la chiesa non riuscisse più a far intendere che “la vita è sacra”, dovrà pur sempre trovare il modo di affermare che “l’autogenerazione non sarà mai possibile”. A rendere bisognosa di aggiornamento la lingua cattolica sulla vita in Italia è certamente anche il contesto. Più duro, a lungo più ideologizzato che altrove.</p>
<p>La moratoria sull’aborto fu presa a uova e sassi, qualsiasi richiesta anche solo di finanziare l’aiuto alle donne che vogliono tenersi il loro bambino (come il meritorio progetto pilota Nasco della regione Lombardia) è sempre aggredita con un sordo “la 194 non si tocca”. La lingua di legno ideologica non è mai stata veramente scalfita, come invece capita all’estero. Da noi nessun film come “Juno”, nessuna star di prima grandezza come Jack Nicholson, non proprio l’icona del bravo ragazzo, pronta a dichiarare di essere risolutamente pro life “perché la vita è il dono più grande”.</p>
<p>E’ culturalmente significativo lo scandalo generato nella cultura pop, pochi giorni fa, dall’autobiografia del tennista Jimmy Connors, come dire l’icona di un certo modo di essere eroi americani, l’alter ego di John McEnroe, che ha raccontato come la causa della rottura della sua relazione con Chris Evert fu la scelta di lei, allora diciannovenne, di abortire senza nemmeno consultarlo: “Avrei gradito che la natura facesse il suo corso, mi sarei preso le mie responsabilità, ma Chris ritenne che il momento non fosse quello giusto”.</p>
<p>Il mondo americano è diverso, e questo ha un riflesso anche sulla chiesa. Negli Stati Uniti la “Roe v. Wade” è un dibattito sempre aperto, non un tabù, e certe scelte obamiane non hanno fatto che acuirlo. E i vescovi parlano, spesso e volentieri. Negli ultimi anni, inchieste e analisi come quelle sull’aborto selettivo delle bambine in Asia sono diventate fonte di riflessione e scandalo non più taciuto.</p>
<p>In Italia, le copertine dell’Economist inciampano nel ridimensionamento scettico, scivolano su una condivisione pelosa, nella traduzione infedele della “strage delle bambine”, nel tentativo di attutire e travisare la vera natura morale del problema nel sottoinsieme dello scandalo di genere. Persino il teologo Vito Mancuso cessa di fare notizia, quando su Repubblica si lascia sfuggire che “la vita umana non fa eccezione: anch’essa è sacra e va trattata con rispetto dal concepimento fino alla fine”. E poi su Facebook glossa il filosofo cattolico Jean Guitton: “L’aborto è l’uccisione di un innocente” con un perentorio “sono totalmente d’accordo”. Eppure in un altro paese cattolico come la Spagna, che ha subìto una bufera di secolarizzazione impetuosa e gli anni della follia ciudadana, i vescovi hanno la forza, in questi mesi, di sostenere una battaglia per la revisione della legge sull’aborto.</p>
<p>Eppure in Irlanda, dove la chiesa è stata scossa alle radici dalla questione pedofilia, il disegno di legge che dovrebbe legalizzare l’aborto stenta anche per l’impegno preciso dei politici cattolici. Per contro in Italia, dopo gli anni dell’eccezionalismo, la Cei è sembrata curarsi maggiormente dei suoi dossier sociali. E la politica pro life ha perduto un’intera legislatura, quella nata proprio nei giorni di Eluana Englaro.</p>
<p>Il “tagliando alla 194”, che avrebbe dovuto essere la risposta piena di buon senso alla dura ma non moralistica e non antifemminile moratoria del Foglio, non è mai stato fatto, mentre il governo dell’anarca etico Berlusconi diventava anarchico e basta. Nell’agosto del 2010, a governo ormai pronto per i protocolli di Groningen, fu presentata la cosiddetta “agenda biopolitica”, iniziativa dei ministri del Welfare e della Salute Maurizio Sacconi e Ferruccio Fazio, insieme al sottosegretario Eugenia Roccella. C’era anche Beatrice Lorenzin, oggi ministro della Salute. Parlò di una “intesa trasversale sulla priorità dei temi etici che sta emergendo dalla presentazione dell’agenda biopolitica del governo… su questi problemi fondamentali c’è un’evidente maggioranza parlamentare pro life”. Tutto restò lettera morta, per le note vicende indipendenti dalla buona volontà. Che oggi ci sia la possibilità di creare larghe intese su questi argomenti, è indubbiamente un wishful thinking. Scorre invece una maggiore preoccupazione, nella chiesa cattolica, che si possa assistere a qualche tentativo di forzatura alla francese. Intanto, si marcia.</p>
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		<title>La March for Life Americana ha 40 anni, è giovane e fatta da giovani</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 15:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodolfo de Mattei</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista su Radici Cristiane a Jeanne Monahan, Presidente della più grande manifestazione pro life del mondo Più di mezzo milione di persone hanno partecipato all’ultima edizione della Marcia per la Vita di Washington. Un dato, che gli stessi media non &#8230; <a href="http://www.marciaperlavita.it/articoli/la-march-for-life-americana-ha-40-anni-e-giovane-e-fatta-da-giovani/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/march-for-life-washington.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2395" alt="march for life washington" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/uploads/2013/05/march-for-life-washington.jpg" width="640" height="280" /></a>Intervista su <a href="http://www.radicicristiane.it/contenuti.php?ref=84" target="_blank">Radici Cristiane</a> a Jeanne Monahan, Presidente della più grande manifestazione pro life del mondo<span id="more-2393"></span></h4>
<p><em>Più di mezzo milione di persone hanno partecipato all’ultima edizione della Marcia per la Vita di Washington. Un dato, che gli stessi media non possono più ignorare, nonostante tendano a favorire la fazione abortista. Sempre più giovani, anche non cattolici, aderiscono all’imponente iniziativa. Che ha dalla sua il coraggio di dire la verità sulla vita e sull’uomo. Ed è questo a renderla affascinante. Anche se la Casa Bianca, per ora, fa orecchie da mercante. Ma, dice Jeanne Monahan, “confido in Dio e continuo a pregare per la conversione del Presidente Obama”</em></p>
<p>Jeanne Monahan è nata lo stesso anno dell’approvazione della legge Roe/Wade che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti. Nel 2012 è diventata la nuova Presidente della March for Life, dopo la scomparsa della presidente storica e fondatrice della Marcia, Nelly Gray. Al suo esordio, il 25 gennaio 2013, Jeanne Monahan ha brillantemente portato in piazza a Washington oltre mezzo milione di persone. “Radici Cristiane” l’ha incontrata, poiché la sua esperienza ha molto da dirci, anche in vista della sempre più imminente Marcia italiana del 12 maggio, a Roma.</p>
<p><strong>Quest’anno è stato il 40° anniversario della Marcia per la Vita americana. Quali sono stati i principali risultati di questi lunghi anni di attività?</strong></p>
<p>“Quarant’anni fa nessuno avrebbe mai pensato che l’aborto sarebbe rimasto legale negli Stati Uniti per così tanto tempo! I pro-life credevano che gli americani avrebbero sopportato una legge così negativa per uno o, al massimo, due o tre anni. Purtroppo però ciò non è avvenuto. Ad ogni modo era altrettanto inimmaginabile che la Marcia per la Vita diventasse la più grande manifestazione pro-life nel mondo. Al contrario i difensori dell’aborto sostenevano che dopo poco tempo la Marcia avrebbe perso entusiasmo e partecipazione. La realtà, invece, è che, non solo il numero, ma anche l’interesse è fortemente cresciuto da parte dei giovani, che sono di gran lunga la parte della popolazione maggiormente rappresentata nella Marcia per la Vita. Questo è uno dei risultati di cui andiamo più fieri. I difensori dell’aborto, come il Naral Pro-Choice America, devono invece ammetter di non riuscire a reclutare le giovani generazioni”.</p>
<p><strong>Lei è subentrata dopo la presidenza storica di Nelly Gray, un’icona nella battaglia per la vita. Qual è stato il suo lascito?</strong></p>
<p>“Nelly è stata una donna, che ha sempre tenuto a ciò che sapeva essere reale, vero e buono. A volte questo ha avuto importanti conseguenze nella sua vita, ma lei non è mai venuta meno a questo suo principio. Nelly pregava, affinché quelli che la pensavano diversamente sul tema dell’aborto avessero una reale conversione del cuore. Io cerco sotto questo aspetto di emularla. Tutto ciò che stiamo facendo adesso, è possibile solo grazie alle solide fondamenta che Nelly ha costruito nel tempo per la Marcia per la Vita”.</p>
<p><strong>Quest’anno più di 500 mila persone hanno partecipato alla Marcia e probabilmente l’80% di loro era costituito da giovani, molto determinati nel voler abolire la legge Roe/Wade. In una società estremamente relativistica, come spiega questa loro partecipazione convinta?</strong></p>
<p>“Verità e bontà risuonano profondamente nel cuore di ogni persona, giovani e anziani! I giovani intendono l’aborto quale esso è nella realtà: una violazione dei diritti umani. E a causa di questa violazione, un’intera generazione di loro coetanei è scomparsa. Ecco, loro vogliono porre fine a tutto questo nella maniera più rapida possibile.</p>
<p>Mentre la tecnologia e la scienza hanno continuato a svilupparsi e avanzare, sempre più persone negli Stati Uniti sono diventate pro-life. Perché? Perché la scienza e la tecnologia non negano la verità sulla vita, la sostengono. Ad esempio, gli ultrasuoni rivelano che una donna incinta non porta in grembo una massa informe di tessuto senza vita, ma una piccola persona con un cuore che batte e delle dita.</p>
<p>Come reagiscono i mass media? I mass media in genere tendono a favorire la nostra controparte non solo per il numero di storie raccontante, ma anche per la scelta del linguaggio (ad esempio, invece di parole come “pro-life”, la linea politica di molti organi di stampa è quella di far usare ai giornalisti una terminologia negativa, come “diritti anti-aborto”).</p>
<p>Ad ogni modo la March for Life vuole fare tutto il possibile per coinvolgere i mass media e così quest’anno ha ingaggiato un’azienda per le pubbliche relazioni e abbiamo così lanciato una campagna mediatica sociale. Il ritorno è stata una copertura molto più vasta, in particolare perché siamo penetrati anche in organi di stampa laici e di sinistra”.</p>
<p><strong>La Marcia non è confessionale, ma, visto che lei è cattolica, può dirci quale sia la risposta del mondo cattolico negli Stati Uniti?</strong></p>
<p>“Hanno partecipato molti cattolici! In realtà mi azzarderei a dire che la maggior parte dei partecipanti sono cattolici. Ma più andiamo avanti, più cerchiamo di coinvolgere anche i non cattolici sul tema della vita”.</p>
<p><strong>Pensa che Obama terrà conto del successo della Marcia o, come in Francia, il governo proseguirà il suo attacco contro la famiglia e la vita?</strong></p>
<p>“Per come stanno adesso le cose, tendo a pensare che il Presidente cercherà di ignorare le imponenti, affascinanti e positive giovani folle presenti a Washington durante la Marcia per la Vita. Confido e a Dio tutto è possibile, nella conversione delle menti e dei cuori di coloro che difendono l’aborto. Perciò continuo a pregare per la conversione del Presidente e solo per questa ragione spero che egli possa cambiare la sua linea politica nel rispetto della dignità della persona umana.<br /> <b>(RC n. 84 &#8211; Maggio 2013)</b></p>
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