Tra le strade per la Vita (resoconto della scorsa edizione della Marcia per la Vita)

Rev.  Peter Ascik ’17, Diocesi di Charlotte GG

“Ero pronta a morire per proteggere la piccola creatura dentro di me.” Queste sono state le parole di una giovane donna Rumena che ha parlato alla Marcia per la Vita il 20 Maggio scorso. Ha ricordato la sua reazione nel scoprire che, mentre pensava di recarsi ad un normale controllo di gravidanza, suo marito aveva invece preso un appuntamento per effettuare un aborto. Questa donna era stata spinta ad abortire tre anni prima dallo stesso uomo, un’esperienza che ha descritto come “un veleno dentro di lei.” Ma questa volta si è rifiutata e ha convinto il dottore a farle invece un esame degli ultrasuoni in cui ha raccontato del suo stupore nel sentire per la prima volta il battito di sua figlia.

La Marcia per la Vita arriva a Roma sette anni fa. Fa parte del movimento internazionale della Marcia per la Vita, ispirata a quella di Washington, D.C. che prende luogo ogni Gennaio da un’idea del famigerato Roe v. Wade. Da Brisbane a Bruxelles, dal Kenya alla Croazia, ogni anno migliaia di persone marciano per le strade per promuovere leggi a favore della vita nei propri paesi e per dare testimonianza di gioia al fatto che ogni vita è importante.

In particolare i relatori sono stati di grande impatto nella Marcia di quest’anno. Una donna italiana ha raccontato di essere stata concepita in uno stupro quando sua madre aveva dodici anni. Ma quella madre scelse la vita. Questa donna ora vive e lavora con la comunità di Papa Giovanni XXIII, che offre la possibilità ai marginati e alle persone in situazioni disperate di lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare daccapo. Un altro relatore era un professore di filosofia belga che è stato licenziato dal suo lavoro d’insegnante per aver discusso apertamente di aborto e di matrimonio omosessuale. Il suo messaggio è stato quello di non aver paura di parlare della verità perché alla fine non saremo giudicati né dai nostri colleghi, né dai media e né dalla società ma da Dio.

Alla fine, la pro-life Gianna Jessen, che è sopravvissuta ad un tentativo di aborto che le avrebbe portato via la vita, ha raccontato la sua grande testimonianza che Gesù è il Signore oltre la vita e la morte.

Nel corso delle mie visite a Roma, ho partecipato alla Marcia per la Vita 3 volte. Come americano provita, è incoraggiante sapere che facciamo parte di un unico movimento internazionale. Come seminarista, è molto importante per me poter essere portavoce di due messaggi. Uno è la dignità dei bambini mai nati, che Papa Francesco nel Evangelii Gaudium ha definito “i più indifesi ed innocenti tra noi” ed esorta la Chiesa a prendersene cura “con particolare amore e premura.” L’altro è il messaggio di illimitato perdono e rimedio per quelli che sono stati coinvolti in un aborto. Qui c’è un cruciale richiamo alle parole di S. Giovanni Paolo II: “Il Padre misericordioso è pronto a darti il suo perdono e la sua pace nel Sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia puoi affidare con sicura speranza tuo figlio.”

Alla fine del suo discorso, la figlia della donna rumena che aveva parlato è salita sul palco è corsa tra le braccia di sua madre. Ora a nove anni d’età, sua figlia era il bambino per cui aveva lottato a quel fatale appuntamento col dottore. E’ stato un momento straordinario, e una bellissima testimonianza delle veritiere parole di Papa Giovanni Paolo II alle donne che hanno avuto un aborto e che con pentimento e rimedio, “possono essere tra i più eloquenti difensori del diritto di vivere di ognuno.”

 

Roman Echoes

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