Tertulliano contro l’aborto

(di Giulia Tanel) L’apologeta Quinto Settimio Florente Tertulliano nel suo Apologeticum condannava, già nel II secolo dopo Cristo, l’infanticidio e l’aborto, adducendo motivazioni più che condivisibili e valide ancora oggi.

Da Apologeticum, 9, 1-8 (traduzione di Onorato Tescari)

CAPO 9 — I Cristiani non meritano di essere accusati d’infanticidio e di pasti nefandi, ma essi, i Pagani. Altrettanto dicasi dell’incesto.

[1] Per riuscire a confutare maggiormente l’accusa di questi delitti, dimostrerò che da voi vengono, parte apertamente, parte occultamente, essi compiuti: per cui forse l’avete creduta anche sul conto nostro.[2] In Africa venivano sacrificati pubblicamente bambini a Saturno fino al proconsolato di Tiberio, il quale fece appendere i medesimi sacerdoti, come su croci votive, ai medesimi alberi del suo tempio che coprivano con la loro ombra tali delitti:ne sono testimoni i soldati di mio padre, che adempirono proprio quell’ufficio a quel proconsole.[3] Ma tuttora si persevera in questo rito esecrando occultamente. Non sono solo i Cristiani a non tener nessun conto di voi: non v’è delitto che venga sradicato per sempre, né dio alcuno che cambi i suoi costumi. [4] Non avendo Saturno risparmiato i propri figli, non esitava a non risparmiare quelli degli altri; tanto più che, in verità, i loro genitori stessi gli offrivano e si presentavano di buon animo, e i bimbi accarezzavano, perché si lasciassero sacrificare senza piangere. E tuttavia il parricidio differisce molto dall’omicidio. [5] Presso i Galli vengono sacrificati a Mercurio uomini di età matura. Lascio i drammi Taurici al loro teatro. Ecco, in quella religiosissima città dei pii Eneadi v’è un Giove, che, durante gli spettacoli celebrati in suo onore, aspergono di sangue umano. ‘Ma col sangue d’un bestiario’, voi dite. Si capisce, codesto è meno grave, penso, che col sangue di un semplice uomo. O non è, invece, più turpe, per il fatto che spruzzate un dio col sangue di un uomo malvagio? Non c’è comunque dubbio che è sangue versato con l’uccisione di un uomo. O Giove cristiano e figlio di suo padre soltanto in quanto a crudeltà! [6] Ma poiché per l’infanticidio non c’è differenza se venga compiuto per un rito sacro o per capriccio, sebbene fra il parricidio e l’omicidio ci sia differenza, mi rivolgerò al popolo. Fra costoro che ci stanno d’intorno e anelano avidamente al sangue dei Cristiani, anche tra voi stessi governatori giustissimi e severissimi con noi, di quanti volete che io bussi alla coscienza, i quali uccidono i loro figli?[7] Che se c’è una differenza anche intorno al modo dell’uccisione, certo agite più crudelmente voi soffocandoli nell’acqua o esponendoli al freddo, alla fame, ai cani: non c’è adulto che non preferirebbe morire di spada.[8]

Quanto a noi, essendoci interdetto l’omicidio una volta per tutte, non ci è consentito di distruggere neanche la creatura concepita nel grembo, l’embrione che si sta trasformando in un essere umano. E’ un omicidio affrettato impedire di nascere, e non importa se si soffoca una vita formata o se si sopprime una vita nascente. E’ uomo anche chi sta per diventarlo; anche ogni frutto esiste già nel seme.” (di Giulia Tanel)

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