Rischiano la vita per salvare i figli: la legge del cuore materno

Cinesi, europee, cristiane. Non sono delle sante come Gianna Beretta Molla, ma sono decine di donne normali apparse sui giornali negli ultimi anni per aver scelto di sacrificare la propria salute, a rischio della vita, al fine di proteggere e far nascere i loro figli. Per lo più malate di cancro hanno rifiutato la chemioterapia. Alcune sono morte poco dopo la nascita dei loro bambini, altre sono sopravvissute grazie alle cure successive al parto. In ogni caso, tutte hanno mostrato, inconsapevolmente o meno, che l’amore materno è portato ad amare fino a sacrificare se stessi per il bene del figlio. Qui non c’entra la fede cristiana (che se mai illumina e sostiene l’uomo in ciò che è vero), perché che questa sia la vera natura della donna e l’altezza di ogni essere umano, che porta inscritta dentro di sé la verità, lo dimostrano loro. 

L’ultima ad aver sacrificato la propria vita è Tasha Trafford, mamma inglese affetta dal 2012 da un raro cancro alle ossa da cui era guarita. Il tumore però era tornato nel 2015, quando Tasha era incinta. I medici le dissero di abortire immediatamente alla sedicesima settimana, ma la donna di 33 anni ha rifiutato e 11 mesi dopo il parto è morta. La famiglia di Tasha ha dichiarato che il piccolo sta benissimo grazie alla rinuncia di sua madre, la quale spiegò che “vivere una vita senza nemmeno sapere cosa significa la gioia di essere madre non lo rende (l’aborto, ndr) un’opzione possibile”. Che è come dire che la vita è fatta per essere data e che per raggiungere questo suo scopo vale la pena persino morire. “E – continuò la donna – anche se so che rifiutare la chemioterapia fino al parto è un grosso rischio, fare qualsiasi cosa che possa nuocere al mio bambino per me è impensabile”. Ma come non curarsi del dramma di un bambino che crescerà senza mamma? “So che non potrebbe essere più amato di così”. In effetti, il piccolo diventerà grande sapendo di aver avuto una madre che per farlo vivere e crescere sano è stata disposta a morire. A morire per lui. così, aveva ricordato Tasha, “anche se non ci sarò più, una parte di Jon (il marito, ndr) e di me vivrà in nostro figlio”.

Prima di Tasha, un’altra donna inglese, Jo Powel, scoprì nel 2010 di avere un cancro mentre era incinta. Due anni dopo raccontò la sua prima reazione così: “Quando sentii la parola cancro, il mio primo pensiero fu: perderò mio figlio”. La donna che desiderava da tempo di avere un bambino spiegò che “non c’era possibilità per me di sacrificare la sua vita per salvare me stessa. E sapevo che se anche fossi morta lo avrei fatto per generare un’altra vita”. Fortunatamente dopo il parto le cure salvarono la vita di Jo.

Carrie DeKleyn, invece, non ha mai avuto paura di morire quanto ne aveva di perdere suo figlio. Perciò nel 2011 ha rifiutato le cure contro un tumore, il glioblastoma, molto aggressivo che colpisce il cervello. La donna, residente in Michigan e madre di 5 figli, dopo aver partorito è finita in “stato di veglia responsive” (erroneamente chiamato “stato vegetativo”). Ovviamente, appena scoperto il tumore, i medici, anziché aiutarla, le proposero l’omicidio del figlio, che lei rifiutò. Non solo, perché poco dopo decise anche di non sottoporsi a chemioterapia. Il marito, Nick DeKlyen, ha raccontato che i medici le dissero: “Se non abortisci il bambino, Carrie, tu morirai”. Ma lei disse: “Andiamo avanti”. Il marito, credente, si era detto triste ma pieno di speranza perché “lei sa che questa vita è così breve e che ci rivedremo in paradiso”. Carrie, mamma amorevole, ora viene accudita dalla sua famiglia: “Le dico sempre che sono al suo fianco e che non la lascerò mai”, spiegò il marito aggiungendo che era “fiero di lei” e mostrando che cosa significa amare davvero.

Nel 2014 Qui Yuanya, stella dello spettacolo cinese, dopo aver scoperto di avere un tumore, rifiutò di curarsi per non rischiare di compromettere la vita e persino la salute del figlio in grembo. Una volta partorito cominciò le cure che però non riuscirono a salvarla. A 100 giorni dal parto Yuanyan morì. I suoi fan parlarono di un esempio “contrario al narcisismo” moderno e di “vero spirito di sacrificio”.

 

lanuovabq.it

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