«Ora basta alla cultura di morte»

La presidente dopo il corteo: «In tanti contro aborto ed eutanasia»

Roma Associazioni, cittadini, parrocchie, famiglie, tutti accomunati soltanto dalla difesa della vita. Erano in tanti, sabato, a Roma, alla VII edizione della marcia nazionale per la vita. La politica qui non c’entra. Non è ammessa. Il popolo pro-life va in piazza «per reagire alla cultura della morte», ci spiega Virginia Coda Nunziante, presidente del comitato Marcia per la vita.

Soddisfatta?

«Siamo molto contenti, abbiamo avuto una partecipazione numerosa. C’erano molti giovani, tante associazioni, scuole, anche parrocchie, non solo famiglie e singoli. Ed è stato molto bello il finale, con varie testimonianze di forte impatto».

Di donne che hanno raccontato la loro esperienza?

«Abbiamo ascoltato le testimonianze molto toccanti di giovani costrette ad abortire e di altre sopravvissute all’aborto, una in particolare che pur avendo ereditato da questa esperienza problemi fisici importanti continua a dedicare le sue giornate alla difesa della vita con grande serenità e forza. Ma ha parlato anche un industriale di Vicenza che ha messo al centro della sua politica la tutela della maternità: nella sua azienda le donne hanno un bonus particolare per le gravidanze. Si sente di fare questo e può permetterselo, ma nelle realtà più piccole dovrebbe essere lo Stato a farlo».

Come è nata l’idea del vostro comitato?

«Dopo una piccola ma molto sentita marcia tra associazioni diverse nel 2011, a Desenzano del Garda, lo abbiamo costituito per continuare a manifestare nella capitale, come accade in tanti paesi del mondo. Il comitato è composto da persone comuni che un giorno all’anno vogliono mettere insieme il popolo della vita, dire pubblicamente che c’è chi reagisce ad una cultura della morte e combattere contro leggi come l’aborto e l’eutanasia».

Partecipano solo cattolici alle vostre marce?

«Non solo. In un pullman arrivato dal Nord, per esempio, c’era una famiglia di musulmani venuta a manifestare per la vita. In piazza, poi, e questo mi ha stupito, c’era la tv iraniana, che mi ha fatto un’intervista. C’erano anche evangelici e un gruppo di ragazzi di Napoli atei convinti che la difesa della vita vada fatta ad oltranza. La vita è un valore naturale che abbraccia tutti, è trasversale e accomuna persone diverse. Togliere la vita ad un bambino o ad una persona anziana vuol dire comunque commettere un omicidio».

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