L’aborto a prezzo di saldo, anzi gratis: con la scusa dell’uragano Harvey

L’uragano Harvey ha devastato il Texas. Le immagini di morte e distruzione che ha seminato sul proprio cammino sono state trasmesse in mondovisione. Il cordoglio è stato unanime. Per un attimo (sì, soltanto un attimo) si sono fermate, come sospese a mezz’aria, persino le polemiche scatenate quotidianamente contro il presidente Donald J. Trump, peraltro subito accorso sui luoghi del disastro. L’unico che invece non ha rallentato la propria lena è il demonio.

Venerdì l’altro era il 1° settembre, inizio del nuovo mese. Data perfetta per reclamizzare il lancio di un sensazionale saldo stagionale della durata appunto del solo mese di settembre. La catena texana di abortifici Whole Woman’s Health (un nome la cui ipocrisia mortale proferita col sorrisetto sulle labbra fa prudere le mani) offre a tutte le donne incinte travolte dalla furia di Harvey di uccidere il bimbo che hanno in grembo senza sborsare un cent. Solo a loro. Per il limitato periodo di trenta giorni. Occasione unica, offerta imperdibile: mancano solo gli sconti per comitive. Il claim pubblicitario recita così, sloganistico come impone il prendere-o-lasciare del “tutto è business”, gelido come si trattasse di peperoni venduti a cassette intere: «Per il mese di settembre forniamo aborti gratuiti per pazienti colpite dall’uragano Harvey. Vogliamo aiutare. Chiamaci». «Vogliamo aiutare»? «Pazienti»? Sì, perché “ovviamente” la gravidanza è una malattia, una iattura, a cui gli angeli della morte pongono rimedio. Non centra un fico secco, l’aborto, con l’uragano Harvey, ma gli alacri zeloti del nichilismo sono attentissimi a non perdere un colpo. Sbirciano da dietro l’uscio, origliano, bisbigliano; e appena si presenta l’occasione buona, saltano fuori gridando a pieni polmoni: “Venghino, venghino siore. Qui si dan via aborti come i soldati americani distribuivano la cioccolata ai sciuscà dell’Italia liberata”.

La presentazione della mortale campagna texana prosegue così: «Sfortunatamente, sappiamo tutti sin troppo bene che in alcune parti del Paese può essere difficile accedere all’aborto, specialmente in Texas». Vero. Per merito dell’Amministrazione Trump che alle strutture abortive ha chiuso i rubinetti pubblici lasciati invece scrosciare per otto anni da Barack Obama, motivo per cui molti abortifici sono finito sul lastrico chiudendo i battenti. Particolarmente in Texas, dove il governatore, cattolico, Greg Abbott, ha applicato localmente la direttiva nazionale con grande celerità. «Già ci sono tante barriere che ostacolano l’accesso a questa procedura necessaria», prosegue la campagna della Whole Woman’s Health, «poi arrivano i disastri naturali a mettersi di mezzo alle donne che cercano di arrivare al proprio appuntamento e/o cercano di permettersi le cure». Sembra di essere su “Scherzi a parte”. L’aborto è una «procedura necessaria»? Le intemperie cattive che fanno fare tardi dal macellaio di bambini? Cure, quali cure, l’aborto è una cura?

Le cliniche di Houston hanno chiuso per allagamento e dunque, dice la Whole Woman’s Health, urgono aiuti: quelli del Lilith Fund for Reproductive Equity di Austin e quelli dello Stigma Relief Fund. La seconda è la “finanziaria” della Whole Woman’s Health che raccoglie dollari per pagare gli aborti ai poveri. La prima paga pure gli aborti di chi non se li può permettere, ma perché diamine porta il nome di un demone femminile degli antichi culti mesopotamici? Lilith infatti, ritenuta portatrice di sciagure, malattie e morti (originariamente legati alle tempeste, curioso visto il frangente dell’uragano Harvey), era identificata nei testi cabalistici e talmudici ebraici prima come la moglie originaria poi ripudiata di Adamo poi come un demone notturno, nel Medioevo associata all’adulterio, alla stregoneria e alla lussuria, prezzemolo di un certo occultismo moderno, nel neopaganesimo contemporaneo associata all’inquietante culto della Grande Madre e in certa pop culture descritta come la madre di tutti i vampiri.

La Society for the Protection of the Unborn Child, la più grande e antica organizzazione pro-life britannica, ricorda del resto che forse l’iniziativa dell’abortificio texano di uccidere bambini gratis è stata imbeccata il 31 agosto da una femminista che, nel mezzo dello scempio, mentre in Texas si precipitavano solerti i primi soccorritori, non ha trovato di meglio che twittare così: «Posso suggerire, tra le vostre donazioni per l’#Harvey relief, di prendere in considerazione anche l’idea di donare a un fondo texano per l’aborto? C’è bisogno pure di questo». Lo stesso 31 agosto, infatti, il Lilith Fund ha lanciato la campagna di raccolta. Di più ancora.

Oggi Abby Johnson ha 37 anni. È diventata famosa per avere abbandonato nell’ottobre 2009 la direzione di una clinica della Planned Parenthood (il maggior abortificio del mondo) dopo esserne stata nominata “impiegata dell’anno” nel 2008. Ciò che l’ha trasformata nell’indomabile attivista pro-life che è oggi è stato l’avere assistito in diretta a un aborto guidato dagli ultrasuoni. Abby ricorda che i suoi vecchi datori di lavoro, appunto la famosa e famigerata Planned Parenthood già coinvolta nel traffico di resti fetali esito di aborti, fece lo stesso quando l’uragano Katrina devastò la Louisiana nell’agosto 2005. Il diavolo probabilmente, s’intitola quel vecchio film di Robert Bresson.

 

lanuovabq.it

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