L’Infanticidio stile-Cina è arrivato negli Stati Uniti d’America

L’ Infanticidio stile-Cina è arrivato negli Stati Uniti d’AmericaChi l’avrebbe mai detto che gli USA avrebbero adottato provvedimenti crudeli stile-cinese come lasciar morire i bambini in una lenta agonia dopo un aborto fallito. Peggio della Cina. Così dice Steve Mosher, uno che ha ha assistito a questo orrore. Ritornato negli USA si è battuto contro questo crimine, facendo tagliare i fondi ONU alla Cina. Ora questo crimine se lo ritrova in casa sua.

Di seguito un articolo di Steve Mosher, nella truaduzione di Annarosa Rossetto.

Ero in Cina quando è iniziata la politica del figlio unico.

Funzionari del Partito Comunista andarono in tutto il paese ad arrestare giovani madri – di circa sette, otto o anche nove mesi – per il reato di essere incinte. Vennero portate in cliniche in cui ai loro bambini non ancora nati sono stati somministrati “boli di veleno” mentre erano ancora nel grembo materno. Seguirono tagli cesarei per rimuovere i bambini morti o morenti.

Ma il crimine più terrificante era l’infanticidio.

Il “bolo” non poteva essere dato se una donna che era già in travaglio fosse stata portata dentro. Quindi il dottore avrebbe riempito una siringa con formaldeide e avrebbe aspettato, con la puntura pronta. Nel momento in cui la testa del bambino fosse apparsa, gli avrebbe infilato l’ago nella fontanella e avrebbe iniettato il veleno in profondità nel cervello. Quando il bambino fosse nato, a volte solo pochi minuti dopo, sarebbe stato già agonizzante e moribondo.

Altri modi per trattare queste “nascite illegali” includevano annegamento e soffocamento. Alcuni bambini venivano semplicemente gettati nei cestini della spazzatura e lasciati morire.

Sono rimasto profondamente scioccato dai crimini di Pechino contro madri e bambini, e ho lasciato la Cina determinata a richiamare l’attenzione sulla loro situazione. Seguirono anni di conferenze, discorsi nel campus e interviste ai media. La mia testimonianza ha contribuito a convincere il Congresso a tagliare i finanziamenti – attraverso il Fondo dell’ONU per la popolazione  – al terribile programma della Cina. Sono orgoglioso di dire che il taglio dei finanziamenti rimane in essere anche oggi.

Sono sempre stato certo che il tipo di atrocità a cui avevo assistito in Cina non sarebbe mai potuto succedere qui. Nella Cina comunista, sì, ma non nell’America democratica. Non nella terra dei liberi e nella patria dei coraggiosi.

Ora non ne sono così sicuro.

Fu il governatore democratico della Virginia, Ralph Northam, per primo a rendermi consapevole della possibilità che potessi sbagliare sul carattere del mio paese. In una assurda intervista radiofonica, Northam ha esteso il “diritto di scelta” oltre il momento del parto, dicendo che i bambini avrebbero potuto essere uccisi – per negligenza medica (cioè mancata assistenza medica, ndr) – dopo la loro nascita.

Poi, il 25 febbraio, il Senato degli Stati Uniti ha chiarito definitivamente il concetto. Quarantaquattro membri di quella istituzione si sono coalizzati per respingere la risoluzione che vietava l’infanticidio oculatamente formulata dal senatore del Nebraska Ben Sasses.

Opponendosi al “Born-Alive Abortion Survivors Protection Act” (Atto di Protezione dei Sopravvissuti Nati Vivi da un Aborto, n.d.t.), ognuno di loro, compresi i due senatori dello stato di New York, hanno in effetti legalizzato l’uccisione di bambini.

Rifiutare l’assistenza ai nati vivi dopo un aborto fallito è, dopo tutto, una condanna a morte.

Ed è una condanna a morte indicibilmente crudele. Per quanto tempo sopravvive un neonato a cui viene negato cibo e acqua? Ore? Giorni?

In contrasto con la prolungata sofferenza causata da questa “negligenza medica”, le iniezioni letali della Cina sembrano quasi … umane. Almeno pongono presto fine all’agonia del bambino.

Guardando il senato approvare l’infanticidio, mi sono sentito come se fossi stato improvvisamente trasportato in un altro paese, un paese senza storia di rispetto dei diritti umani, un paese la cui costituzione scritta era solo un pezzo di carta da far a pezzi da parte di una manciata di uomini e donne potenti, un paese in cui il forte calpestava i diritti dei membri più deboli della società.

In breve, mi sentivo come se fossi tornato in Cina.

Infatti, legalizzando di fatto l’infanticidio, l’America non ha solo abbandonato le pretese di superiorità morale sulla Cina, ma è, in un certo senso, scesa ancora più in basso di quel regime brutale.

Lasciatemi spiegare.

Come tutti sanno, i cinesi non hanno voce in capitolo nelle leggi del loro paese, sono semplicemente soggetti a loro. Le regole sono stabilite dal Partito Comunista Cinese.

Allora era stato il leader comunista Deng Xiaoping nel 1979 ad aver ordinato ai suoi funzionari di “controllare la popolazione della Cina con qualunque mezzo necessario. Fatelo e basta. Con il sostegno del Partito Comunista Cinese, non avete nulla da temere.”

Mentre i funzionari locali si affannavano per eseguire gli ordini del leader, gli aborti forzati e gli infanticidi seguirono con la stessa certezza che la notte segue il giorno…

L’America, dall’altra parte, è una democrazia. Noi, il popolo, abbiamo eletto gli uomini e le donne del Senato degli Stati Uniti che, proprio la settimana scorsa, hanno affermato che è accettabile condannare i bambini che sono sopravvissuti a un tentativo di aborto per una seconda morte. Proprio come precedentemente, il popolo aveva eletto gli uomini e le donne che nominarono i giudici della Corte Suprema che nel 1973 scoprirono nella Costituzione un “diritto” all’aborto precedentemente sconosciuto.

Come popolo democratico, siamo quindi due volte colpevoli. Siamo colpevoli una prima volta nel permettere leggi che consentano l’aborto fino al parto e oltre. E siamo colpevoli una seconda volta negli atti positivi di aborto tardivo e infanticidio.

Non possiamo considerare i Cinesi, pedine nelle mani del Partito, responsabili allo stesso modo.

L’infanticidio è una scelta malvagia, una scelta che in passato si poteva trovare solo in paesi che non rispettano la vita umana in nessuna fase, dal concepimento alla morte naturale.

Ora uno dei nostri due partiti politici è così impegnato nell’aborto da voler estendere il “diritto di scegliere” oltre il momento del parto. Noi, come popolo, siamo entrati in un nuovo territorio pericoloso.

Mettiamola in questo modo.

Se questo è ciò che vogliono fare ad un bambino, pensa a cosa vorranno fare a te negli anni a venire.

Annarosa Rossetto, Il blog di Sabino Paciolla, 9 Marzo 2019

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