In marcia a Roma per difendere la vita

ROMA – È tutto pronto per la settima edizione della Marcia per la vita, una mobilitazione che intende affermare il valore sacro dell’esistenza umana, dal concepimento alla morte naturale. Si svolgerà sabato a Roma: partenza alle 15 in piazza della Repubblica e arrivo in piazza Venezia.

«Con noi – dichiara Virginia Coda Nunziante, portavoce del movimento che nel 2011 ha portato in Italia un’iniziativa che in altre nazioni si ripete da anni – ci saranno i circa sei milioni di bambini ai quali, dall’approvazione della legge sull’aborto del 1978 ad oggi, è stato negato il diritto di nascere. Lei e gli associati si battono ogni giorno contro l’interruzione volontaria di gravidanza. Organizzano eventi, vanno nelle scuole, si confrontano con gli esponenti del mondo della scienza e della politica e cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso internet e i tradizionali mezzi di comunicazione.

«La nostra – spiega Nunziante – è una missione. Siamo sicuri che quanto facciamo darà presto i suoi frutti. Confrontandoci con i giovani abbiamo capito che il futuro sarà migliore del presente». E aggiunge: «Ci battiamo per far sapere alla gente che solo nel 2016 in Italia sono stati uccisi dall’uomo oltre 100mila bimbi. È un numero drammatico. Con il passare del tempo purtroppo la situazione si sta aggravando e preoccupa vedere come nella mentalità dominante si stia rafforzando la convinzione che l’aborto è un metodo contraccettivo come tanti altri. Siamo al paradosso».
Sta delineando, dottoressa, un quadro drammatico. «Descrivo la realtà. Viviamo in una società edonistica e relativista che odia qualunque tipo di complicazione e che prova una fortissima repulsione dinanzi alla parola sofferenza. Piuttosto di avere un figlio indesiderato, dunque, è meglio privarsene subito. Sapete cosa mi lascia senza parole?». Dica. «L’ignoranza dilagante sull’argomento dell’inizio e fine vita. Quando mi invitano nelle scuole per parlare con i ragazzi, prima di prendere la parola faccio delle domande sulle varie fasi della gravidanza e quasi sempre mi sento paragonare chi deve nascere a un grumo di cellule o ad un prodotto del concepimento. Ecco i risultati della falsa informazione e i danni che da essa possono derivarne. Alla fine del mio intervento i giovani mi ringraziano. Tutte le volte che avviene, per me è una gioia immensa».

Con chi ce l’avete? «In primo luogo con la politica. Vi sembra un Paese civile quello che stanzia ogni anno tra i 200 e i 250 milioni per consentire alle donne di abortire? Non sarebbe meglio destinare tali fondi in politiche finalizzate a spingere le famiglie a fare più figli?». In alcune regioni la pillola abortiva Ru486 può essere somministrata in ambulatorio, non serve il ricovero ospedaliero. «Dal momento che sono in aumento i medici e gli infermieri obiettori, alcuni politici, forse su pressione di determinate lobby, vogliono aggirare il problema con concessioni irrazionali. Permettere ad una ragazzina di assumere la pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo senza darle un’assistenza psicologica e impedendoci di farle cambiare idea è folle. Non ci stiamo. E consideriamo terribile il progetto di legge che si sta discutendo in Parlamento sull’eutanasia. Dobbiamo fare tutti un passo indietro e far passare il messaggio che aiutare chi sta male è bello, avvicina a Dio. L’esempio da seguire non deve essere Dj Fabo, ma coloro che lottano contro una malattia con coraggio e chi li sostiene».

Quanti partecipanti si aspetta sabato a Roma? «Il dato di affluenza alla nostra iniziativa ha poca rilevanza, comunque saremo in tanti. Sette anni fa a Desenzano eravamo in 800, il mio sogno è arrivare un giorno a toccare quota 100mila, i bimbi, cioè, soppressi ogni anno in Italia. Negli Stati Uniti, nell’ultima edizione, si sono superati i 700mila presenti. Vi invito alla Marcia, nascono belle amicizie e avvengono miracoli».

Miracoli? «Una ragazza sentendo la canzone «Non ti avrei delusa», la storia di un bimbo abortito che parla alla madre, ha cambiato idea: voleva liberarsi di sua figlia, la piccola Eva è nata e sta bene. La mamma pure».

Nicola Marchesoni

L’Adige

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