Il coraggio di una madre: dare la vita

Riportiamo con profonda gratitudine la testimonianza di Vincenza Sabatelli che ci ha gentilmente dato il permesso di pubblicarla. Tutto ciò a riprova di come spesso le donne non decidono spontaneamente di abortire ma vengono indotte da familiari o, come in questo caso, medici che credono, in virtù della loro competenza, di poter decidere della vita o della morte altrui da prima della nascita fino alla fine della vita e fanno meschinamente leva sulle paure (più che legittime) delle madri.

In questi casi viene in mente la scena della battaglia di Hacksaw Ridge in cui il protagonista contesta la decisione di un altro medico militare di lasciare alcuni soldati abbandonati sul campo di battaglia perché giudicati senza possibilità di sopravvivenza. “Non puoi saperlo, non sei Dio!” è il monito da consegnare ad ognuna di quelle persone che nel proprio delirio di onnipotenza emettono sentenze che spesso poi si rivelano false e infondate.

«Appena sposata rimasi incinta della prima mia figlia, Matilde, dono stupendo di Dio. Ma solo dopo pochi mesi dalla nascita mio marito voleva subito una sorellina per lei. Non vi nascondo che col caratterino della prima avevo molta paura di ricominciare dopo pochi mesi poiché sono sola a 600 km da tutta la mia famiglia. Ma con la mia fede ho detto sì. Dal primo momento della gravidanza della seconda figlia (Miriana il suo nome) tutti i medici e persino i primari mi consigliavano di abortire. Era una bruttissima gravidanza poiché la piccola non era attaccata alla parete uterina ma ad un grumo di sangue morto, per cui, secondo il parere dei medici esperti le possibilità erano due: o la piccola o nasceva morta oppure nasceva prematura a 4 o 5 mesi e, appena superato 1 kg sarebbe morta comunque.

Il primario mi fissò la data dell’aborto. Quel giorno andai in ospedale, ma carica e pronta ad andare contro tutti e contro tutto. Mio marito con le lacrime agli occhi mi disse: «Non voglio che abortisci». Gli risposi «amore, non lo faremo, andremo avanti fino alla fine … insieme». Mi presentai dal mio attuale ginecologo che senza visitarmi voleva portarmi ad abortire … gli dissi: «No. Vado avanti fino alla fine, fino a quando ci sarà il battito del suo cuore». Testarda come sono, tra milioni di lacrime e un grandissimo dolore ero convintissima che nessuno avrebbe potuto fermarmi (un sacerdote una volta mi disse: «la tua  testardaggine ti salverà». Le sue parole risuonano in me come una dolce melodia tutt’oggi).

Il ginecologo finì col darmi della pazza. Passai i primi mesi stesa nel letto senza muovermi affatto e pregando insistentemente. Il giorno del parto mi ripresentai da lui, e dopo aver preso la mia piccola Miriana, nata sana e bellissima, lui stesso la prese in braccio, mio marito in lacrime dalla gioia mentre il mio ginecologo disse all’ostetrica: «lavate bene questa bambina che è un MIRACOLO». Miriana adesso ha 8 anni e mezzo, ed è la peste della famiglia, una peste senza la quale io non potrei santificarmi. Non vi parlo della terza figlia poi, Roberta Maria Rosaria, quello il regalo più grande che Dio mi abbia fatto…. ma vi racconterò con più calma in seguito di quest’ultima. Questa la #MIATESTIMONIANZA».

Ci auguriamo che tale testimonianza possa fungere da forte incoraggiamento per tutte quelle donne che vivono nell’oscurità del dubbio affinché possano superare le proprie paure e decidersi coraggiosamente per la vita!

 

F. Fuiano, Universitari per la Vita – 16 giugno 2018

Sostieni la Marcia per la Vita