Guate por la Vida

Il pomeriggio di domenica 2 settembre la Plaza de la Constitución di Ciudad de Guatemala vedeva raccogliersi migliaia di manifestanti pro-life, al termine della Marcha por la Vida convocata dal movimento Transformemos Guate e partita da Plaza Italia.

Si è trattato di una “mobilitazione senza precedenti”, secondo le parole di Astrid Ríos, direttrice esecutiva dell’associazione La Familia Importa e membro del comitato organizzatore della Marcia; l’obiettivo, “salvare entrambe le vite: quella della donna e quella del bambino che sta per nascere”: in Guatemala infatti si è cercato di introdurre surrettiziamente l’aborto legale attraverso una proposta legge mirante a permetterlo entro le prime 12 settimane di gravidanza per le bambine e le adolescenti abusate sessualmente; come però ha ricordato don Eddy Calvillo, Cancelliere dell’Arcivescovado di Santiago de Guatemala e parroco de La Recolección, “quelle dei bambini concepiti in questo modo triste sono vite che Dio rispetta e desidera. Il male commesso contro le giovani violentate danneggia anche la vita innocente che si forma così nel ventre materno. Le leggi che attentano alla vita non offrono soluzioni reali”.

In un paese soggetto al proselitismo aggressivo, se non proprio ostile, delle sette pentecostali, è significativo che abbia aderito al fronte Guate por la Vida y la Familia, oltre alla Chiesa Cattolica e alla Comunità ebraica, anche l’Alianza Evangélica de Guatemala; era rappresentata inoltre anche la piccola comunità ortodossa.

La Marcha por la Vida si è tenuta in un momento politico delicato per il Guatemala, nel bel mezzo del conflitto fra il presidente pro-vita Jimmy Morales e la Comisión Internacional Contra la Impunidad en Guatemala: questo ha attirato sopra gli organizzatori e la stessa Conferencia Episcopal de Guatemala l’accusa di farsi strumentalizzare per interessi di partito. “Non possiamo controllare la politica”, ha risposto Astrid, “possiamo però controllare il perché noi guatemaltechi scendiamo in piazza: dimostrare che il Guatemala è un paese pro-vita e pro-famiglia”. La stessa Astrid ha spiegato come la Marcha guatemalteca sia parte della Ola celeste latinoamericana, in solidarietà con i movimenti in lotta per la stessa causa in altri paesi del continente, e come l’uso dei fazzoletti celesti abbia rappresentato altresì la difesa dei colori della bandiera nazionale.

Il Guatemala resta un paese pieno di contraddizioni: per questo la Marcha ha assunto qui un’importanza speciale per la cultura della vita nel senso più ampio. “Siamo un paese in cui si offende la vita in molte maniere”, ha detto ancora don Eddy Calvillo. “La vita è importante lungo tutto il suo arco”.

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