Giornata dell’aborto sicuro, per chi?

Personalmente mi aspetto che a breve si celebri la “Giornata per il furto tranquillo e pacato”, la “Giornata dello stalker galante” oppure  la “Giornata della distribuzione conviviale di droga ” (forse per l’ultimo non dovremo aspettare nemmeno troppo visti i chiari di luna!). Se oggi l’aborto procurato è entrato a far parte del laico calendario delle “Giornate”, attendiamoci presto uno spazio istituzionale per tutte le altre condotte di reato. Perché sì, l’aborto procurato è un delitto, che sia riconosciuto tale o meno dallo Stato.

Il nostro ordinamento, con la famigerata legge n. 194 del 1978 ha infatti legalizzato l’orrenda pratica dell’uccisione deliberata di un figlio nel grembo materno. Come se non bastasse, per ricordare tale infamia, la “politica” italiana contemporanea crede opportuno sensibilizzare l’opinione pubblica su una maggiore attuazione della legge 194/78 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della
gravidanza) in quanto il numero crescente di medici e/o addetti al settore sanitario che fanno appello all’obiezione di coscienza rende difficile il “sacrosanto” diritto all’aborto delle donne.

A tal proposito, si sono mobilitati per la giornata tutti i movimenti che da tempo lottano per una piena autodeterminazione della donna tra cui Cgil e Non una di meno: manifestazioni, flash-mob attraverso cui richiamare l’attenzione al tema delicatissimo dell’IVG (no, non è un’ulteriore sigla sindacale ma l’asettico e igienico acronimo dell’interruzione volontaria di gravidanza) e, nello specifico, all’art.9 della legge 194 dove si fa riferimento all’obiezione di coscienza, da tempo oramai presa di mira in quanto “ostacolo” alla libera scelta della donna.

Partiamo dal principio per essere chiari: tutti coloro che ritengono che l’aborto procurato non sia un delitto possono anche smettere di leggere questo articolo. Non è questa la sede per testimoniare che una mela è una mela. Tuttavia sappiamo anche quanto dolorosa e complicata sia una scelta di questo genere: per questo tutte coloro che sono state ingannate e mal consigliate nella loro scelta hanno e avranno sempre la nostra vicinanza e comprensione.

E quindi, se è vero che l’aborto è un delitto, risulta assai stonato il titolo della giornata. Se è vero che l’aborto è un delitto, com’è possibile che una legge dello Stato lo preveda? Per rispondere a questa domanda mi rifaccio direttamente al libro del compianto professore Mario Palmaro “Aborto & 194, Fenomenologia di una legge ingiusta”, vero e proprio riferimento per chiunque si dica pro-life.

Nei tempi della battaglia mediatica finalizzata all’approvazione del disegno di legge sull’aborto una delle tematiche più “convincenti” per i pro-choice era quella della necessaria legalizzazione dell’aborto per togliere dalle grinfie delle “mammane” (figure non professionali che praticavano l’aborto in condizioni non idonee per un intervento così delicato) le “milioni di donne” che ricorrevano all’aborto clandestino(contabilità assurda e menzognera, smentita dai numeri acquisiti in seguito all’introduzione della 194: si raggiunsero al massimo 230.000 aborti per anno, senza tener conto di coloro che sarebbero state scoraggiate dall’illegalità dell’aborto).

Al capitolo 5 del libro si fa riferimento a come il ragionamento “Se clandestino è brutto e cattivo, mentre legale è bello e buono” sia fallace per almeno cinque buone ragioni:

  1. Tutte le azioni delittuose sono per loro natura “clandestine”. Dovrebbe essere un’ovvietà ma tutto il ‘900, e noi non siamo da meno, ha ribaltato questo concetto imponendo la persecuzione degli ebrei dopo le leggi razziali.
  2. Il fatto che un certo delitto sia più o meno diffuso non implica mai la sua legittimazione e la sua legalizzazione. Ci sono molti furti, ma nessuno chiede la legalizzazione del furto. Ci sono molti evasori fiscali, ma lo Stato non abolisce l’obbligo di pagare le tasse.
  3. Il fatto che una certa azione malvagia sia anche pericolosa per chi la compie non è un argomento valido per trasformarla in un atto lecito. tutelato e pagato dallo Stato.Rapinare banche a mano armata è operazione estremamente rischiosa per il rapinatore, poliziotti, guardie giurate, cassieri, clienti e passanti. Ma questo non diventa un titolo di merito del rapinatore, o un argomento spendibile per legalizzare le rapine in banca; anzi, la pericolosità è uno degli elementi deterrenti.
  4. Una certa condotta umana non si scoraggia rendendola lecita. Chi uccide rischia il carcere – in alcuni stati la morte – eppure gli assassini non sono stati debellati. Nella storia dell’uomo non si è mai sentito nessuno che, per dissuadere la commissione di un delitto proponesse di legalizzarla.
  5. La consistenza numerica dell’aborto clandestino è ampiamente inferiore alle cifre diffuse dagli abortisti. Come già detto in precedenza la realtà era ben diversa dalle dichiarazioni (volutamente?) fallaci del fronte abortista; le famose fake news sono roba vecchia in fin dei conti.

Fin quando non ci renderemo conto che questa legge ingiusta racchiude delle contraddizioni logiche in se stessa, che contribuisce a diffondere una cultura mortifera e non a salvaguardare la maternità non potremo meravigliarci delle giornate come oggi.

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata. Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorità di distruggere la vita non nata.

 

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