Aborto e 194 #1

Il compianto professor Mario Palmaro e i suoi scritti, non lo nascondiamo, sono la stella polare che illumina e indirizza il cammino formativo degli Universitari per la Vita. In tal senso non mancano incontri mensili con professionisti del settore, discussioni via Whatsapp delle ultime notizie dal mondo pro-life per scambiarci i nostri punti di vista ma c’è un libro che noi Upv teniamo sul comodino di fianco al letto e che ogni sera dovremmo ricordarci di sfogliare: Aborto e 194, fenomenologia di una legge ingiusta.

L’assiduo lettore avrà una certa familiarità con questo libro in quanto più volte è stato citato in altre situazioni ma l’articolo di oggi (che non sarà l’unico) propone una rilettura comune dei capitoli più incisivi e indispensabili per una solida cultura pro vita nell’ambito del tema dell’aborto.

La necessità di avere risposte pronte e condite della giusta ironia, tali da poter decostruire con un sorriso i luoghi comuni portati avanti dalla mentalità abortista, sono indispensabili per noi Universitari per la vita poiché ci permettono di intrattenere con i nostri coetanei un dialogo che, seppure tratti di un tema così delicato e divisivo, si innesta su un atteggiamento di apertura alla persona e confronto.

Dopo questa introduzione passiamo a rileggere ed approfondire il capitolo 13 Se l’aborto è una faccenda esclusiva della madre nella quale il prof. Palmaro passa in rassegna le sei affermazioni che, dagli inizi della propaganda abortista alla promulgazione della 194, sono state incessantemente ripetute come mantra dandone per scontato la bontà.

1. ” Il corpo è mio decido io” Il principio di autodeterminazione

Possiamo tranquillamente affermare che questo è il vero e proprio caposaldo dell’abortismo; è infatti opinione comune che la “… gravidanza sia un fatto che ricade esclusivamente sotto la giurisdizione della donna” in quanto su quest’ultima ricadono gli oneri dei lunghi 9 mesi che separano il concepimento al parto, per non parlare del periodo successivo al parto nel quale la madre è la figura di riferimento del piccolo. Ma i tempi di oggi non sono più quelli di una volta, il rilievo che ha assunto la figura femminile in questo periodo storico non è paragonabile a quella del passato tant’è che oggi la donna prosegue negli studi, entra nel mondo del lavoro, raggiunge ruoli di responsabilità. In poche parole: è autonoma. Questa sua autonomia non può, e non deve, essere intralciata dalla gravidanza. Il che significa che nessuno dovrebbe obbligare la donna a portare avanti la gravidanza, qualora, per un motivo o per un altro, non sia nelle condizioni psico-fisiche adatte, tanto meno lo Stato.

Questo è il dogma abortista. Tuttavia in questo ragionamento c’è un errore di fondo: “… con la sua famosa scelta la donna decide della vita o della morte di un altro“. Dal momento del concepimento si instaura un dialogo continuo tra l’embrione e la madre, dopo poche settimane ciò di cui si nutre la madre è nutrimento per il figlio. Queste e poche altre nozioni scientifiche basilari basterebbero per far capire che “l’autodeterminazione”ha in realtà lo scopo di cancellare il figlio dall’orizzonte dei protagonisti della gravidanza e permettere quindi alla donna di abortire senza limitazione alcuna sulla base della scelta personale.

Molto spesso si approccia la questione aborto nello scenario pubblico cercando accuratamente di non sollevare il tema dell’autodeterminazione. Eppure non possiamo parlare del diritto alla vita del nascituro se diamo per scontato che la madre possa tranquillamente decidere in merito. Prendo direttamente le parole del professore ” … infatti, la sussistenza di un diritto – tanto più se di un diritto indisponibile e di rango costituzionale quale quello alla vita – impone a tutti i consociati il corrispettivo fascio di doveri che garantiscono il rispetto di quel diritto. […] Ora, dire che si <<intende tutelare il diritto alla vita del concepito>>; e, contemporaneamente, stabilire che un terzo soggetto possa intenzionalmente sopprimere quel soggetto, ebbene: questo significa negare sic et simpliciter ogni senso logico all’affermazione che esiste quel diritto alla vita”.

Si parla di logica, di principio di non contraddizione. La buona battaglia che aspetta tutti noi pro-life è tornare ad affermare, tenendo ben in mente la situazione odierna della donna ed accompagnando ogni caso particolare con la dovuta sensibilità e comprensione, che l’autodeterminazione non può essere un espediente per alleggerire la coscienza quando si sta decidendo della vita di un altro essere umano.

universitariperlavita.org

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